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Cittadinanza

28 marzo: Un anno dopo il famigerato decreto Tajani; cosa resta.

Un anno dopo il Decreto Tajani, che introdusse restrizioni alla cittadinanza italiana per i discendenti.

Il vice primo ministro Antonio Tajani il 28 marzo 2025, durante una conferenza stampa in cui presentò il decreto che in seguito divenne legge.
Il vice primo ministro Antonio Tajani il 28 marzo 2025, durante una conferenza stampa in cui presentò il decreto che in seguito divenne legge.

Il calendario politico di Roma segna oggi, Marzo 28Questo è un anniversario triste per i milioni di discendenti di italiani sparsi per il mondo. Ricorre esattamente un anno dalla firma del famigerato [documento/evento]. Decreto Tajani, uno strumento giuridico che, con il pretesto della "sicurezza nazionale", ha eretto un muro burocratico senza precedenti tra l'Italia e la sua diaspora.

Analizzando le conseguenze di questo primo anno, la conclusione è tanto chiara quanto dolorosa: la comunità di origine italiana è stata artefice della propria esclusione, contribuendo all'elezione, tramite voto diretto, di coloro che oggi ne rappresentano i maggiori oppressori.

La trinità della restrizione: Meloni, Salvini e Tajani

L'ascensione di Giorgia Melonic L'ascesa a Palazzo Chigi fu lastricata di un discorso che esaltava "l'italianità" e "il sangue". Tuttavia, nella pratica del potere, questa retorica patriottica si rivelò una trappola. Matteo Salvini (Lega) e sotto l'esecuzione tecnica e astuta di Antonio Tajani (Forza Italia), il governo ha trasformato il diritto fondamentale di Iure Sanguinis in un percorso a ostacoli insormontabile.

Il decreto non solo imponeva requisiti irragionevoli Per un diritto insito nella nascita, ma che ha anche soffocato la struttura consolare. Tajani, un tempo considerato una figura moderata di centro-destra, ha firmato il decreto che tratta il discendente non come un compatriota, ma come un "intruso statistico" da contenere per non gonfiare i numeri della previdenza sociale e dei servizi pubblici italiani.

Il “cavallo di Troia”

Mentre la destra nazionalista di Meloni e Salvini non ha mai nascosto le sue tendenze restrittive, la partecipazione di MAGGIO (Movimento Associativo Italiani all'EsteroQuesto processo viene interpretato dalla comunità italiana come il "tradimento definitivo". Il movimento, nato con la promessa di essere la voce esclusiva degli italiani all'estero, è diventato un docile appendice della coalizione di governo.

Scambiando la difesa incrollabile della cittadinanza e dei diritti degli italiani all'estero con posizioni di basso livello e vicinanza al potere centrale, il MAIE, attraverso la sua alleanza, ha legittimato lo smantellamento di decenni di conquiste per la diaspora. L'elettore italo-sudamericano, che credeva di inviare uno scudo a Roma, ha in realtà inviato la benzina che alimenta il falò dei diritti ereditari.

Lo scontro nei tribunali.

Mentre il governo Meloni è alle prese con una crisi di sopravvivenza, messo alle strette da scandali di corruzione e dalla sconfitta al referendum, il campo di battaglia si è spostato su... Corte costituzionaleGli esperti legali sono ora impegnati in una battaglia tecnica sulla costituzionalità del Decreto Tajani.

L'argomento centrale è chiaro: un decreto ministeriale non ha la forza gerarchica per limitare un diritto di sangue che la Costituzione italiana riconosce come preesistente allo Stato stesso. Tuttavia, il danno politico è già stato fatto. La giurisprudenza viene messa a dura prova da un governo che preferisce vedere il Paese contrarsi demograficamente piuttosto che permettere agli "italiani di carta" (come la Lega di Salvini chiama in modo dispregiativo i discendenti) di esercitare pienamente la loro cittadinanza.

Risveglio nel deserto

Questo sabato, 28 marzo 2026, la malinconia che attanaglia le comunità di San Paolo, Buenos Aires e New York non è il risultato di una calamità naturale, ma di una scelta politica consapevole. La comunità ha contribuito a eleggere i propri nemici credendo negli slogan di "ordine" e "tradizione", solo per scoprire che, secondo Meloni, Salvini e Tajani, la tradizione è valida solo se vissuta entro i confini geografici dello "stivale".

Il futuro della cittadinanza italiana non dipende più dalle urne – che hanno già deluso gli elettori della diaspora – ma dal freddo e tecnico giudizio dei giudici costituzionali. Resta da vedere se l'Italia avrà ancora il coraggio di guardarsi allo specchio e riconoscere i propri figli, o se... Decreto Tajani Sarà ricordato come il giorno in cui la Madrepatria decise ufficialmente di diventare orfana della propria storia.

2 recensioni

1 Commento

  1. Italus San Martino di Venezze

    31 marzo 2026 alle 12:48

    È deplorevole che il 71,5% dei discendenti italiani in Brasile appoggi questo regime, che instaura distinzioni ingiuste e discriminatorie, ovvero trattamenti ineguali tra persone e gruppi. Fortunatamente, la maggioranza degli italiani autoctoni non accetta questo regime di rappresentanti politici, come Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e altri politici che lo sostengono. La prova della pessima gestione politica di questo governo è che negli ultimi anni migliaia di italiani autoctoni e/o i loro figli sono emigrati in altri paesi in cerca di migliori condizioni di vita. Appoggiare questo regime autoritario e dittatoriale di politici come Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini, tra gli altri, significa danneggiare il resto di una nazione di discendenti italiani che aspirano alla doppia cittadinanza italiana. "Puro egoismo". Un abbraccio a Meloni, solo da parte del 71,5% che sostiene il regime di Meloni, Tajani e Salvini. I restanti discendenti italiani e italiani autoctoni hanno la saggezza e l'intelligenza di votare contro questo regime. I prossimi referendum serviranno a chiedere le dimissioni di Antonio Tajani e Matteo Salvini. Auguro loro “Addio Meloni, Tajani, Salvini…”

  2. Un Cesaltino

    15 maggio 2026 alle 20:23

    È deplorevole, soprattutto in un paese etnicamente così diversificato come il Brasile, che tra i discendenti di italiani ci siano così tanti che abbracciano idee reazionarie come quelle degli attuali detentori del potere in Italia. Non si rendono conto che in passato tanti "oriundi" (persone di origine italiana) hanno dovuto lottare per i diritti più elementari di un cittadino lavoratore, e ancor più di un immigrato.

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