Secondo quanto riferito, la Corte di Venezia ha tenuto una riunione interna in cui il presidente ha incaricato i giudici di pronunciarsi favorevolmente sulle domande di riconoscimento della cittadinanza italiana presentate dopo il 28 marzo 2025, cioè dopo il Decreto Tajania condizione che il richiedente dimostri di aver tentato di fissare un appuntamento consolare prima di tale data. L'informazione è stata rivelata da una fonte affidabile a Italianismo e rappresenta uno sviluppo significativo nel panorama giuridico, soprattutto dopo il decisione della Corte Suprema di Cassazione pubblicata giovedì scorso (14).
Le linee guida non costituiscono una decisione vincolante, ma segnalano la posizione del tribunale veneziano su una delle questioni più delicate in materia di diritto di cittadinanza al momento: cosa fare con i casi dei discendenti di italiani che erano iscritti alla lista d'attesa del consolato prima del decreto, ma che sono riusciti a presentare la propria domanda solo dopo il 28 marzo 2025.
La logica alla base dell'orientamento
La giustificazione del presidente della Corte è sia giuridica che pratica. Dal punto di vista legale, la sentenza riconosce che un richiedente che era iscritto nella lista d'attesa del consolato prima del decreto non può essere penalizzato per un ritardo non imputabile a sua colpa. La responsabilità del ritardo ricade sullo Stato italiano, non sul discendente.
Da un punto di vista pratico, la preoccupazione è quella di evitare di sovraccaricare la Corte d'Appello. Il presidente avrebbe citato il precedente del 2020, quando la questione di... La naturalizzazione su larga scala ha generato una valanga di risorse. che ha sovraccaricato la Corte d'appello di Roma. La lezione appresa da quell'episodio è che i casi che possono essere risolti in primo grado non dovrebbero giungere alla Corte d'appello attraverso un rigetto che potrebbe essere considerato infondato.
La direttiva, pertanto, scaturisce da un ragionamento oggettivo: se la Corte Suprema ha già stabilito che il diritto è imprescrittibile e che la lista d'attesa consolare giustifica l'intervento giudiziario, respingere tali ricorsi in prima istanza significa solo trasferire il problema al tribunale superiore, moltiplicando il carico di lavoro dell'intera catena giudiziaria.
Che cosa c'entra la decisione della Cassazione con tutto questo?
Questo giovedì (14), il Italianismo pubblicato il sentenza n. 13818/2026 Sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 12 maggio 2026. Il documento stabilisce, come principio di applicazione imperativa della legge, che l'interesse a perseguire il procedimento di cittadinanza sussiste "non solo nei casi di diniego o ritardo nel riconoscimento di tale status, ma anche in caso di impedimenti, difficoltà o ritardi che non consentano nemmeno la presentazione della relativa domanda all'amministrazione competente".
La stessa sentenza ribadisce, in due passaggi, che il diritto alla cittadinanza per discendenza (jure sanguinis) è "un diritto soggettivo assoluto di primaria rilevanza costituzionale, esistente dal momento della nascita del titolare, permanente e imprescrittibile per sua natura".
Questi due punti costituiscono il fondamento giuridico su cui si basa la sentenza della Corte di Cassazione di Venezia. Se la Corte di Cassazione ha già stabilito che il diritto non si prescrive e che la lista d'attesa consolare giustifica un'azione legale, un giudice di primo grado che respingesse tali argomentazioni si troverebbe in contrasto con la giurisprudenza consolidata della più alta corte ordinaria italiana.
Cosa deve avere il candidato
Le linee guida del Tribunale di Venezia non costituiscono un via libera automatico. Partono da un presupposto chiaro: la documentazione deve essere in regola. Secondo le informazioni raccolte da Italianismo, i casi contemplati dalle linee guida sono quelli che soddisfano tre requisiti:
La domanda è stata presentata dopo il 28 marzo 2025. La documentazione genealogica e anagrafica è completa e conforme alla normativa italiana vigente. Vi è prova di un tentativo di fissare un appuntamento consolare prima del decreto, sia tramite il sistema Prenota-me, sia via e-mail, sia tramite comunicazione diretta con il consolato, sia con qualsiasi altro mezzo che dimostri che il richiedente era in lista d'attesa o ha tentato di iscriversi prima di tale data.
Questo terzo elemento è il punto centrale. Il tentativo di fissare un appuntamento è ciò che distingue il richiedente che esercitava il proprio diritto da chi non aveva ancora avviato la procedura. Senza questa prova, la sentenza favorevole del tribunale non è applicabile.
Verrà presa in considerazione anche la linea materna.
cosa non cambia
La sentenza della Corte di Venezia non risolve la divergenza più ampia tra la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale. Tale controversia verte sulla natura del diritto di cittadinanza. iure sanguinis, che è imprescrittibile secondo la Corte di Cassazione e precaria secondo la Corte Costituzionale, è ancora in attesa di nuove decisioni definitive.
Ciò che cambia è il rischio di un rifiuto in prima istanza per coloro che hanno la documentazione in regola e la prova di un appuntamento consolare. Per questo gruppo, il segnale di Venezia, unito alla sentenza della Corte Suprema del 12 maggio, rappresenta uno scenario giuridico decisamente più favorevole rispetto a 60 giorni fa.







































