Il rapporto mostra che il Paese ha bisogno degli stranieri per produrre ricchezza e pagare le pensioni degli anziani
Ci sono più posti di lavoro per gli immigrati in Italia che per gli stessi italiani. È quanto afferma il rapporto annuale “L'impatto fiscale dell'immigrazione”, basato sui dati del dipartimento statistico dell'Unione europea, Eurostat, e dell'Italia, Istat.
Il documento rivela che, senza gli immigrati, il vecchio continente sarebbe infatti più vecchio, più povero e improduttivo. Questo è ciò che accadrebbe nel 2030, se oggi l’Europa chiudesse completamente le sue frontiere agli immigrati.
In soli 13 anni, la popolazione di Unione Europea diminuirebbe dell’1,9%, scendendo al di sotto del livello attuale di 500 milioni di persone. Il calo demografico più drastico si avrebbe in Germania, -7% (da 81 a 75 milioni di persone) e, in Italia, -5%, (da 60 a 57 milioni).
La fascia di età produttiva diminuirebbe. I giovani lavoratori diventerebbero sempre più rari e allo stesso tempo aumenterebbe il numero degli anziani.
Contrariamente a quanto pensa la maggior parte degli italiani, gli stranieri che lavorano in Italia producono ricchezza e contribuiscono a pagare la pensione degli italiani.
Il rapporto di Fondazione Leone Moressa rivela che, nel 2015, gli immigrati che lavorano in Italia hanno prodotto 127 miliardi di euro, paragonabili a quelli del gruppo Fiat.
La spesa pubblica italiana ha destinato agli immigrati il 2% del bilancio, ovvero 15 miliardi di euro, molto meno dei 270 miliardi di euro spesi per le pensioni degli italiani.
Occupazione in Italia: la maggior parte degli immigrati sono occupati
In Italia sono circa 5 milioni gli stranieri regolari, la maggioranza dei quali occupati. Gli imprenditori immigrati sono 656mila.
D’altro canto, gli studi mostrano che 550.000 imprese immigrate producono 96 miliardi di euro di valore aggiunto ogni anno.
Mentre le aziende gestite da italiani sono in calo, le imprese di immigrati sono aumentate di circa il 20% negli ultimi quattro anni.
Il vero problema sembra essere la produttività. Il tasso di occupazione degli stranieri è molto più alto di quello degli italiani, ma nella maggioranza dei casi (66%) si tratta di lavori poco qualificati, parzialmente giustificati dal basso livello di istruzione della popolazione straniera.
Il risultato è una differenza salariale e di reddito molto elevata tra la popolazione straniera e quella italiana, e quindi meno tasse pagate.
Il Brasile è al ventesimo posto
In Italia, invece, il Brasile è al ventesimo posto tra i Paesi di provenienza dei contribuenti stranieri. Al primo posto c'è la Romania, seguita da Albania, Marocco, Cina, Svizzera, Germania, Ucraina e Francia.
Nel 2015, secondo il Ministero delle Finanze italiano, 45.377 brasiliani hanno dichiarato le imposte sul reddito in Italia, con un reddito medio di 14.912 euro all'anno, ovvero 1.242 euro al mese, circa R$ 4.360 al mese.
Ma insomma, con il costo della vita in Italia, questa cifra non basta a pagare l’affitto e a mantenere una famiglia con due figli.
da Gina Marques/RFI








































