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Cittadinanza

Il Consiglio vuole una nuova finestra per la cittadinanza italiana per i discendenti dei trentini

Trento propone di riaprire il periodo della cittadinanza italiana per i discendenti degli immigrati trentini emigrati prima del 1918.

Trento vuole restituire la cittadinanza ai discendenti degli emigranti dell'Impero austro-ungarico
Trento vuole restituire la cittadinanza ai discendenti degli emigranti dell'Impero austro-ungarico | Foto: italiaoggi

Una proposta presentata al Consiglio provinciale di Trento ha riacceso il dibattito sulla cittadinanza italiana per i discendenti dei trentini emigrati prima dell'annessione della regione all'Italia, avvenuta il 20 luglio 1920.

La richiesta chiede al Parlamento e al Governo italiano di riaprire i termini della legge n. 379 del 2000, consentendo il riconoscimento della cittadinanza per discendenza a figli, nipoti e pronipoti di emigrati trentini partiti per il Sud America, in particolare Brasile, Argentina e Uruguay.

Secondo il documento, la legge vigente – modificata dal decreto legge n. 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 – ha reso praticamente impossibile l'accesso alla cittadinanza per la maggior parte di questi discendenti. Le nuove norme limitano il riconoscimento a coloro il cui padre o nonno è nato in Italia, o il cui padre ha risieduto nel Paese per due anni prima della nascita del bambino.

Patrimonio culturale a rischio

La proposta ricorda che, pur essendo nati sotto il dominio austro-ungarico, gli emigranti trentini portarono con sé cultura, lingua e tradizioni italiane. La cittadinanza italiana era stata riconosciuta ai loro discendenti attraverso una legislazione basata sul principio di... ius sanguinis – il diritto per discendenza.

Tra le norme citate vi sono la legge n. 555 del 1912, che ha riconosciuto la trasmissione della cittadinanza per via paterna, e la legge n. 91 del 1992, che ribadisce tale diritto per i figli di cittadini italiani, siano essi madre o padre.

Appello per i collegamenti con i trentini all'estero

Il documento sottolinea che l'attuale misura esclude oltre il 99% dei discendenti trentini attualmente residenti in Brasile. Per gli autori della proposta, questa esclusione rappresenta un'ingiustizia storica e compromette il legame tra la regione e migliaia di famiglie che ancora oggi mantengono le tradizioni trentine all'estero.

«Non si tratta solo di una questione giuridica, ma di identità, di memoria e di giustizia storica», si legge nel testo, che conclude chiedendo il riconoscimento del valore culturale e storico delle migrazioni trentine e il ripristino del diritto alla cittadinanza italiana per i loro discendenti.

Testo della proposta di voto (tradotto):

Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, migliaia di uomini e donne lasciarono le valli trentine, spinti dalla povertà e dalla mancanza di opportunità. Partirono coraggiosamente, attraversando l'oceano per costruirsi una nuova vita in Sud America, in particolare in Brasile, Argentina e Uruguay.

Sebbene nati sotto un altro Stato, portavano con sé la lingua, la cultura, le tradizioni e un profondo senso di appartenenza alla civiltà italiana. Dopo l'annessione del Trentino all'Italia nel 1918, lo Stato italiano riconobbe il diritto alla cittadinanza dei discendenti di questi emigranti attraverso una serie di leggi basate sul principio di ius sanguinis, cioè cittadinanza per discendenza.

Si ricorda che già nel 1912, con la legge n. 555, il Regno d'Italia stabilì il principio della trasmissione della cittadinanza per via paterna e nel 1983, con la legge n. 123, fu definitivamente affermata la parità tra madre e padre nella trasmissione della cittadinanza. Più recentemente, nel 1992, la legge n. 91, attualmente in vigore, ha stabilito all'articolo 1 che "è cittadino per nascita il figlio di padre o madre cittadini italiani", riaffermando chiaramente il principio di cittadinanza italiana. ius sanguinis, e il decreto presidenziale n. 572 del 1993 ha reso operative tali disposizioni a livello amministrativo.

Ma non solo. Con la legge n. 379 del 2000, lo Stato italiano ha riconosciuto il diritto alla cittadinanza anche ai discendenti di coloro che sono nati in territori appartenuti all'Impero austro-ungarico, come il nostro Trentino, a condizione che ne dichiarassero la volontà. Questo riconoscimento è stato un atto di giustizia storica. Lo stesso spirito ha ispirato la legge n. 124 del 2006, che ha esteso il diritto alla cittadinanza ai discendenti di italiani provenienti dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Fino al 2010 la Repubblica riteneva giustamente che non fosse la nazionalità formale al momento della nascita dell'antenato a determinare l'italianità, bensì l'identità culturale, linguistica e familiare.

Purtroppo, tutto questo è ora messo in discussione. Le modifiche introdotte nel 2025, con il decreto legge n. 36, poi convertito nella legge n. 74, impongono nuovi requisiti: la cittadinanza per discendenza sarà riconosciuta solo se il padre o il nonno del bambino sono nati in Italia, oppure se il padre ha risieduto nel territorio italiano per almeno due anni prima della nascita del bambino.

Questa misura apparentemente tecnica esclude di fatto quasi tutti i discendenti degli emigrati trentini di fine Ottocento e inizio Novecento. Basti pensare che in Brasile, secondo stime attendibili, oltre il 99% dei cittadini di origine trentina discende da persone emigrate prima del 1918.

Questa situazione appare quindi profondamente ingiusta, perché annulla un diritto riconosciuto e rispettato da decenni. Soprattutto, rischia di spezzare il legame vivo e autentico che ancora unisce il Trentino a migliaia di famiglie in tutto il mondo che si sentono trentine, che parlano i nostri dialetti, che celebrano le nostre tradizioni, che portano con orgoglio il ricordo dei loro nonni.

Come istituzione autonoma e consapevole della propria storia, abbiamo il dovere di chiedere con fermezza la riapertura dello sportello normativo per il riconoscimento della cittadinanza italiana. iure sanguinis anche ai discendenti dei trentini nati sotto l'Impero austro-ungarico, come era possibile fino al 2010.

Non è solo una questione giuridica, ma di identità, di memoria, di giustizia storica. E il Trentino non può voltare le spalle a chi, anche da lontano, non ha mai smesso di sentirsi parte della nostra comunità.

Alla luce di tutto ciò, la Giunta provinciale della Provincia autonoma di Trento, ai sensi dell'art. 35 dello Statuto di autonomia, chiede al Parlamento e al Governo italiano di riaprire i termini per le domande di cittadinanza italiana ai sensi della legge n. 379 del 2000, al fine di riconoscere il valore storico, culturale e identitario dei flussi migratori trentini e l'importanza del legame con le comunità di origine italiana sparse nel mondo.

Il testo della proposta di voto

Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, migliaia di uomini e donne lasciarono le valli del Trentino, derivano dalla povertà e dalla mancanza di opportunità. Parto con coraggio, attraversando l'oceano per costruire una nuova vita nel Sud America, soprattutto in Brasile, Argentina e Uruguay. Sebbene nativo sotto un altro Stato, portavano con se la lingua, la cultura, tradizioni e un profondo senso dell'apparenza alla civiltà italiana. Dopo l'annessione del Trentino all'Italia, avvenuta nel 1918, lo Stato L’italiano ha riconosciuto negli anni il diritto di cittadinanza ai discendenti di questi emigrati attraverso di tenella serie delle leggi fondate sul principio dello ius sanguinis, ovvero la cittadinanza per discendenza.

Ricordo che già nel 1912, con la Legge n. 555, il Regno d'Italia ne stabilisce l'inizio trasmissione della città tramite padre e madre nel 1983, con Legge n. 123, sì finalmente affermava la parità tra madre e sacerdote nella trasmissione della città. E' stato recentissimo, nel 1992, che la Legge n. 91, attualmente in vigore, ha sancito all'articolo 1 che “è cittadino per nascita il figlio di padre o di madre cittadini italiani”, ribadendo con chiarezza lo ius sanguinis e il DPR n. 572 del 1993 ha poi reso questione operativa fornitura della diretta amministrativa.

Ma non solo. Con la Legge n. 379 del 2000, lo Stato italiano ha ricco nosciuto tanto quanto il diritto tutta l'influenza della città sulle differenze di colore che erano native del territorio di appartenenza all'Impero Austro-Ungarico, vieni nel nostro Trentino, la condizione non significa che volontà. Questa ricca crescita è un atto di storia storica. E questo spirito ha animazione la Legge n. 124 del 2006, questo è quello che ho detto prima c'è una certa comprensione dell'italiano dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia. Bene nel 2010, la Repubblica è stata immensamente premurosa se non fosse stata la nazione a formarlo nel momento in cui è nato spontaneamente antenna per determinare l'italianità, ma piuttosto l'identità culturale, linguistica e familiare.

Purtroppo questa questione è ora in discussione. L'introduzione modificata nel 2025, con Decreto-Legge n. 36, quindi lo converto in Legge n. 74, impongono nuovi vincoli: la situazione di discendenza sarà riconosciuta solo se c'è un genitore o un non nato in Italia, oppure se il genitore è cresciuto nel territorio italo-tedesco per via del cugino nascita del figlio.

Questa domanda mista, apparentemente tecnica, Esclude infatti la quasi totalità della mia conoscenza dell'emigrazione trentina di fine Ottocento e inizio Novecento. La prima volta che ci ho pensato è stato in Brasile, la seconda volta che ci sono andato, più del 99% delle origini della città di Trentina erano diverse da quelle della persona emigrata nel 1918.

Questa situazione appare profondamente ingiusta, ma annulla un diritto che per decennio è stato uno status ricco e generoso. Soprattutto, Rischia di spezzare il legame vivo e autentico che lega ancora oggi il Trentino a migliaia di famiglie en la mundo che si sentono Il trentino, il parlante del nostro dialetto, il celebrante della nostra tradizione, quello con noi fierezza la memoria dei loro nonni.

Come Istituzione autonoma e consapevole della storia propria, abbiamo il dovere di chiedere con forza che viene riaperta la finestra normativa per il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis anche ai discendenti dei trentini nati sotto l'Impero Austro-Ungarico, ora è possibile nel 2010.

Non è solo una questione giuridica, ma di identità, memoria e storia storica. E in Trentino non potevo tornare in Spagna, lontano, non potevo sentirmi più parte della nostra comunità.

Questa è la premessa del Consiglio provinciale della Provincia autonoma di Trento, ai sensi dell'articolo 35 dello Statuto di autonomia. risolvere il Parlamento e il Governo italiano  a riaprire la finestra per la richiesta di cittadinanza italiana ai sensi della Legge n. 379 del 2000, affinchè siano riconosciuti il ​​valore storico, culturale e identitario dei flussi migratori trentini e l'importanza del legam con le comunità di discendenza italiana nel mondo.

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