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Cittadinanza

Cittadinanza italiana comprata con sesso, soldi e voti nei comuni abruzzesi

Otto indagati per aver venduto la cittadinanza italiana con tangenti e frode.

Secondo l'accusa, argentini e brasiliani hanno pagato la cittadinanza con denaro, favori e sostegno politico.
Secondo l'accusa, argentini e brasiliani hanno pagato la cittadinanza con denaro, favori e sostegno politico.

Otto persone sono indagate per truffa nel riconoscimento della cittadinanza italiana nei comuni di Borrello e Montebello sul Sangro, in Abruzzo. L'indagine della Procura di Lanciano ha portato alla luce un sistema che prevedeva pagamenti in denaro, favori sessuali e scambio di consensi elettorali.

L'operazione, guidata dai pm Mirvana Di Serio e Miriana Greco, con il supporto dei carabinieri di Atessa, ha individuato due distinte organizzazioni criminali che fornivano residenze fittizie a cittadini brasiliani e argentini. L'obiettivo era facilitare il riconoscimento irregolare della cittadinanza italiana.

Il primo gruppo ha lavorato con gli argentini

La prima organizzazione, attiva da luglio 2022, si è concentrata sui cittadini argentini, secondo quanto riportato da una pubblicazione sul portale Fanpage.it.

Il gruppo aveva l'appoggio di personaggi pubblici: il sindaco di Borrello, Armando Di Luca (50), il sindaco di Montebello sul Sangro, Nicola Di Fabrizio (47), e l'ufficiale di stato civile di entrambe le città, Luciano Nicola Giampaolo (70).

Secondo gli inquirenti, ogni operazione illegale fruttava fino a 5.000 euro. Gli indirizzi utilizzati nei registri erano proprietà vuote, le case dei membri e un Bed & Breakfast amministrato dal duo argentino.

Il secondo gruppo ha preso di mira i brasiliani

A partire da luglio 2023, è nata una nuova società di consulenza, focalizzata sui brasiliani e operativa esclusivamente a Montebello sul Sangro. Il suo responsabile era Mauro Paolini, 66 anni, ex dipendente dell'ufficio anagrafe locale, che ha utilizzato la sua competenza tecnica per agevolare le procedure fraudolente.

Ritornano i nomi del sindaco Di Fabrizio e del funzionario Giampaolo, indicati come facenti parte delle due reti.

Le tangenti includevano favori sessuali e voti

Le accuse vanno oltre l'associazione a delinquere. Secondo la Procura, i pubblici ufficiali coinvolti hanno ricevuto diverse tangenti. Luciano Giampaolo avrebbe beneficiato di denaro contante, favori sessuali, regali, sconti nei negozi e persino del pagamento dell'affitto dell'appartamento dell'ex moglie.

Il caso più grave riguarda il sindaco Armando Di Luca, accusato di aver accettato voti dagli elettori argentini in cambio della cittadinanzaÈ stato rieletto alle elezioni comunali dell'8 e 9 giugno 2024. Accuse simili gravano sul sindaco Di Fabrizio.

Cittadinanze basate su documenti falsi

Il sistema si basava sulla produzione sistematica di documenti falsi. I sindaci e il funzionario Giampaolo sono accusati di falsa dichiarazione per aver rilasciato centinaia di certificati falsi. Tra questi, dichiarazioni di ospitalità e di parentela inesistente.

La frode ha sfruttato la regola di ius sanguinis (diritto di sangue), principio del diritto italiano che riconosce la cittadinanza ai figli di cittadini italiani. Quando non sussistono legami genealogici, entrano in gioco le organizzazioni criminali.

Gli otto imputati hanno ora 20 giorni di tempo per presentare le proprie difese o richiedere nuove dichiarazioni. Sono rappresentati da avvocati locali e attendono l'esito del procedimento in corso presso i tribunali italiani.

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