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Cittadinanza

Il CGIE respinge il nuovo progetto di cittadinanza per discendenti e coniugi

Un disegno di legge propone nuovi requisiti e limitazioni alla cittadinanza italiana. Il dibattito parlamentare inizierà a settembre.

Il Consiglio generale degli italiani all'estero ha pubblicato il 4 agosto un parere sul disegno di legge | Foto: CGIE/Archivio
Il Consiglio generale degli italiani all'estero ha pubblicato il 4 agosto un parere sul disegno di legge | Foto: CGIE/Archivio

Il Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE) ha respinto il decreto legge 1450/2025, un disegno di legge presentato al Senato italiano che modifica l'accesso alla cittadinanza italiana. iure sanguinis (di sangue). La proposta limita ulteriormente il diritto dei discendenti nati all'estero ed estingue la cittadinanza per matrimonio per chi risiede fuori dall'Italia.

Il parere del CGIE, pubblicato il 4 agosto, classifica il testo come incostituzionale e discriminatorio. Il consiglio ritiene che il disegno di legge "violi i principi di uguaglianza e irretroattività" limitando diritti che sono riconosciuti giudizialmente come imprescrittibili.

Cosa propone il DDL 1450?

Presentato ufficialmente l'8 aprile 2025 e firmato dal Ministro Antonio Tajani, il DDL 1450 è all'esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato e dovrebbe essere approvato il prossimo settembre.

La proposta rafforza le linee guida del decreto legge 36/2025 (Decreto Tajani) e introduce nuove disposizioni che riguardano direttamente i discendenti, i coniugi e i minori all'estero.

Tra le novità più rilevanti ci sono:

  • Fine della cittadinanza per matrimonio per i residenti fuori dall'ItaliaLa cittadinanza può essere richiesta solo dopo due anni di residenza legale nel territorio italiano, eliminando la precedente regola dei tre anni di matrimonio all'estero.
  • Termine massimo di 48 mesi per completare le procedure amministrative di cittadinanza e 12 mesi per eseguire le decisioni definitive del tribunale, previa richiesta formale dell'interessato. In altre parole, il Comune avrà 12 mesi di tempo per completare la trascrizione dei certificati.
  • Perdita della cittadinanza per mancanza di legami effettivi con l'Italia per 25 anni, valido per chi ha doppia cittadinanza. Per chi è nato dopo l'entrata in vigore della legge, la perdita si presume se l'atto di nascita non viene trascritto nei registri italiani entro il compimento del 25° anno di età.
  • Divieto di ricorso a testimoni o giuramenti come prova nei processi di riconoscimento della cittadinanza.
  • Aumento delle tariffe consolari da 600 a 700 euro per le richieste di riconoscimento presentate tramite canali consolari.

Il testo della proposta sottolinea inoltre che la cittadinanza deve rappresentare “espressione concreta dell’appartenenza alla comunità nazionale”, superando il modello della trasmissione automatica per legami di sangue.

Reazione del CGIE

Per il CGIE, il DDL 1450 esclude migliaia di discendenti di italiani dal diritto alla cittadinanza e deve essere corretto per evitare distorsioni giuridiche. In una nota ufficiale, l'organizzazione sottolinea che la proposta mantiene incostituzionalità già presenti nel decreto legge 36/2025, in particolare quando si stabilisce un quadro retroattivo per il riconoscimento di un diritto imprescrittibile.

“Il disegno di legge 1450/2025 mantiene le incostituzionalità già introdotte dal DL 36/2025, in particolare introducendo una distinzione tra titolari degli stessi requisiti genealogici prima e dopo il 27 marzo 2025: introduzione di un termine retroattivo per un diritto imprescrittibile”, si legge nel parere.

La nota critica anche l'argomentazione centrale del governo, che collega l'inasprimento delle norme alla salvaguardia dell'identità nazionale.

“La norma non protegge l’identità nazionale, ma la penalizza in chi la vive in una dimensione transnazionale.”

Nonostante la sua posizione contraria, il CGIE è favorevole a una riforma legislativa costruita in modo partecipativo, basato sul dialogo e sul rispetto dei diritti già consolidati.

"Esprimendo parere negativo su questo disegno di legge, ma positivo su un percorso di riforma della legge sulla cittadinanza, il CGIE rimane disponibile a un ulteriore dialogo nel pieno esercizio del suo ruolo istituzionale", conclude la nota.

Leggi la nota completa qui: Opinione del CGIE

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