A seguito dell'attentato di Modena, in cui un cittadino italiano di seconda generazione di origine marocchina, ha investito dei pedoni con la sua auto, ferendone otto.L'Italia ha aperto un dibattito su cittadinanza, appartenenza e identità nazionale. Il programma Scanner in direttaL'evento, organizzato da Fanpage.it, ha riunito parlamentari, giornalisti e scrittori per mettere in discussione la narrativa della destra italiana su immigrazione e sicurezza. È stato un dibattito necessario, ma incompleto.
Nessuno nel programma ha menzionato i milioni di discendenti di italiani all'estero che, con il Decreto Tajani, hanno ricevuto dallo Stato italiano una risposta simile a quella che la deputata Ouidad Bakkali (PD) ha denunciato per le seconde generazioni in Italia: ovvero che non sono abbastanza italiani.
Il dibattito che ha avuto luogo
Nel programma, Bakkali, deputato del Partito Democratico e italiano di seconda generazione con origini marocchine, ha contestato direttamente la posizione di politici come Matteo Salvini dopo l'incidente di Modena. "Salvini, Bignami e Vannacci hanno misurato il grado di appartenenza all'essere italiani: seconda generazione, terza, quarta. Quando smetteremo di contare? Quando si è italiani, punto e basta?", ha affermato il parlamentare.
La giornalista Eleonora Camilli ha indicato l'indebolimento delle politiche di integrazione come parte del problema. La scrittrice Djarah Kan ha criticato l'associazione tra devianza sociale e origine immigrata. Il giornalista Leonardo Bianchi ha descritto la profilazione razziale come una pratica sistematica: "Il doppio standard è evidente; il discorso sulla reimmigrazione è semplicemente legato al cognome di chi ha commesso il reato".
Il dibattito era legittimo e pertinente. Ma verteva interamente sugli immigrati residenti in Italia e sui loro figli nati nel paese.
Il dibattito che non ha mai avuto luogo.
O Decreto Tajani Ha applicato esattamente la stessa logica – misurando il grado di identità italiana in base al legame effettivo con il territorio – a milioni di discendenti di italiani all'estero. Persone che non sono mai emigrate da nessuna parte. Che sono italiane per sangue, per diritto originario, per trasmissione. iure sanguinis riconosciuta da decenni di giurisprudenza. E che, con la Legge n. 74/2025, è giunta ad essere considerata dallo Stato italiano come se non avessero mai acquisito la cittadinanza.
La domanda di Bakkali — "quando si è italiani, punto e basta?" — risuona in modo identico nella storia di un pronipote di immigrati calabresi nato nell'entroterra del Paraná, a cui è stato bloccato retroattivamente il processo di riconoscimento della cittadinanza. Ma questa figura non era presente nel dibattito di Scanner Live. Non esiste nel dibattito pubblico italiano sulla cittadinanza.
Due pesi, due misure
Il programma ha giustamente criticato il doppio standard della destra italiana nel trattare gli immigrati e i loro figli come cittadini di seconda classe. Ma il dibattito italiano sulla cittadinanza opera a sua volta con un doppio standard: riconosce la xenofobia nei confronti di chi è già nel paese, ma ignora solennemente il trattamento riservato a chi si trova all'estero.
La Corte costituzionale italiana, in Sentenza n. 63/2026, ha convalidato il Decreto Tajani con l'argomentazione del “principio dell’effettiva cittadinanza” – il requisito di un legame reale con il territorio. È la stessa logica che Salvini usa per mettere in discussione l’italianità di Salim El KoudriLa differenza è che, nel caso dei discendenti che vivono all'estero, nessuna parlamentare ha alzato la mano per chiedere: "Quando smetteremo di contare le generazioni?"
Questa domanda rimane senza risposta. E non c'è nessuno che possa rispondere.






































