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Cittadinanza

"Molto vicina": l'avvocato prevede una sentenza decisiva da parte della Corte di Cassazione italiana.

A seguito di una decisione di maggio che ha aperto la strada ad azioni legali, le Sezioni Unite si pronunceranno a giugno su questioni che riguardano milioni di persone di origine italiana.

Marco Mellone all'ingresso della Corte di Cassazione a Roma, il 14 aprile. L'avvocato rappresenta i discendenti di italiani nel processo che potrebbe ridefinire la cittadinanza per discendenza.
Marco Mellone all'ingresso della Corte di Cassazione a Roma, il 14 aprile. L'avvocato rappresenta i discendenti di italiani nel processo che potrebbe ridefinire la cittadinanza per discendenza.

La Corte di Cassazione italiana si sta muovendo verso una seconda pronuncia, più definitiva, sulla cittadinanza italiana per discendenza. Il 12 maggio, la Prima Sezione Civile della Corte aveva già riconosciuto, con la sentenza n. 13818/2026, che i discendenti a cui il sistema consolare ha impedito di presentare domanda hanno il diritto di ricorrere alla magistratura italiana. Ora, le Sezioni Unite – la più alta istanza vincolante della Corte – analizzeranno due questioni che potrebbero stabilire un precedente per tutti i casi futuri. La pronuncia è attesa entro il 12 o il 13 giugno 2026, sebbene la Corte possa prorogare il termine.

"Siamo molto vicini al verdetto decisivo di Sezioni Unite."

La valutazione proviene dall'avvocato Marco Mellone, rappresentante di caso giudicato il 14 aprile, in conversazione con Italianismo questo martedì (20).

Cosa decideranno le Sezioni Unite?

Due casi sono all'ordine del giorno della plenaria della Corte Suprema di Cassazione: RG.18354/2024 e RG.18357/2024. Le questioni sono distinte, ma ugualmente cruciali per i discendenti di italiani in Brasile.

Prima domanda: i figli di cittadini italiani perdono la cittadinanza durante la minore età?

Il primo punto riguarda l'interpretazione di una legge italiana del 1912. La questione è se i figli di italiani nati all'estero, che già possedevano la doppia cittadinanza dalla nascita, perdano automaticamente la cittadinanza italiana quando il padre o la madre acquisiscono la cittadinanza di un altro Paese mentre i figli sono minorenni.

Oggi, nei tribunali italiani, esistono due interpretazioni. Una sostiene che la cittadinanza venga persa, in base alla logica dell'epoca, che privilegiava l'unità familiare rispetto alla nazionalità paterna. L'altra afferma che non vi sia una perdita automatica, poiché la persona era già cittadina di due paesi fin dalla nascita.

L'impatto si ripercuote direttamente sulle linee di trasmissione della cittadinanza. In molti casi, il riconoscimento dipende dalla dimostrazione che nessun antenato abbia perso la cittadinanza nel corso delle generazioni. Se la Corte accerta una perdita automatica, diverse linee di trasmissione potrebbero interrompersi. Se invece accerta l'assenza di perdita, tali linee rimangono valide.

Seconda domanda: la legge del 2025 può essere applicata al passato?

Il secondo punto riguarda la legge italiana del 2025, che ha introdotto norme più restrittive per il riconoscimento della cittadinanza per discendenza. La legge stabilisce che le persone nate all'estero e in possesso di un'altra cittadinanza possono essere considerate come non aventi acquisito la cittadinanza italiana, con una sola eccezione: coloro che avevano già presentato domanda entro il 27 marzo 2025.

La questione centrale è la retroattività. La nuova norma può essere applicata a coloro che sono nati prima dell'entrata in vigore della legge? Una persona che già possedeva il diritto di cittadinanza può perderlo a causa di una norma emanata successivamente?

«Ancor prima di considerare incostituzionale la nuova legge, è tecnicamente applicabile a coloro che sono considerati italiani dalla nascita?», ha chiesto Mellone. Secondo l'avvocato, se la risposta è no, non ci sarebbe bisogno di analizzare l'incostituzionalità della norma.

Attraverso i tribunali: la porta era socchiusa a maggio, ma con delle condizioni.

Se la sentenza delle Sezioni Unite fosse favorevole, tutti i giudici italiani sarebbero obbligati a conformarsi all'interpretazione della Corte. "Le porte della cittadinanza italiana si riaprirebbero per i pronipoti, ma solo attraverso il procedimento giudiziario", ritiene Mellone.

È importante, tuttavia, contestualizzare questo scenario. La decisione del 12 maggio aveva già parzialmente aperto questa strada, ma con condizioni specifiche. La Corte ha riconosciuto il diritto di ricorrere alla magistratura per coloro che possono dimostrare che esisteva una legittima aspettativa di riconoscimento prima delle modifiche e che i tentativi di presentare un ricorso sono stati vanificati dallo stesso sistema consolare. I casi privi di tale prova documentale rimangono in un territorio incerto.

Anche il percorso attraverso i consolati rimane indefinito. "Attraverso la via amministrativa, non è certo che i consolati seguiranno le linee guida di Sezioni Unite", ha affermato Mellone, paragonando la situazione a quanto accade attualmente con le domande presentate tramite la linea materna.

Chi potrebbe essere interessato?

La portata della sentenza è ampia. Potrebbe avere un impatto diretto sui discendenti che non hanno ancora presentato domanda di cittadinanza, sulle persone con pratiche in corso avviate dopo il 28 marzo 2025 e sulle famiglie che dipendono dalla continuità della cittadinanza attraverso le generazioni. La decisione potrebbe inoltre influenzare l'operato dei tribunali e dei consolati italiani.

Mellone ha dichiarato di avere "grande fiducia nella Cassazione" riguardo all'esito. Tuttavia, la precisazione vale per tutti gli scenari: una sentenza favorevole delle Sezioni Unite non implicherà necessariamente l'approvazione automatica delle domande. Ogni caso continuerà ad essere analizzato individualmente, richiedendo una documentazione solida e la prova di precedenti tentativi di presentare domanda al sistema consolare.

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