L'ex presidente del Tribunale di Venezia, Salvatore LaganàHa affermato che la nuova normativa sulla cittadinanza italiana per discendenza mette a repentaglio la credibilità stessa della Repubblica italiana ed è una "finzione giuridica". La dichiarazione è stata fatta durante la Seminario giuridico presso il Consiglio Nazionale Forensea Roma, dove si è discusso il decreto legge 36/25, noto anche come decreto Tajani.
Laganà ha fortemente criticato la formulazione della norma, che utilizza la formula "si considera che la cittadinanza italiana non sia mai stata acquisita" per coloro che sono nati all'estero prima dell'entrata in vigore della legge. Secondo il magistrato, "il legislatore maschera gli effetti di una vera e propria revoca della cittadinanza italiana con una formulazione apparentemente più blanda, ma che, in realtà, la priva".
Secondo il giurista, la manovra legislativa tenta di ignorare il fatto che la cittadinanza è un diritto soggettivo fondamentale, acquisito in modo originario. "L'espressione 'è considerato' opera un vero e proprio..." fictio iuris (finzione giuridica) "In virtù della quale un diritto che originariamente esisteva e aveva valore di status personale viene improvvisamente considerato non più esistente", ha spiegato.
Impatto retroattivo e mancanza di transizione
Il magistrato ha sottolineato che, fino all'entrata in vigore della nuova norma, il diritto era garantito senza ambiguità. "I nati all'estero che possedevano un'altra cittadinanza sono stati privati per legge di uno status che già possedevano fino alle 23:59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025". Ha sostenuto che "non ci si deve nascondere dietro formule ipocrite" riguardo a quanto deciso dal legislatore.
Un altro punto critico è stata l'assenza di un periodo transitorio. Laganà ha sottolineato che la modifica riguarda milioni di italiani all'estero che godono di questo diritto in modo "permanente e imprescrittibile". Ha affermato che la violazione del legittimo affidamento del cittadino è "chiaramente evidente", poiché il decreto non ha concesso un "periodo di grazia o di rettifica" per coloro che stavano già richiedendo documenti.
Irrazionalità nei criteri di efficacia
Riguardo ai nuovi criteri di "efficacia", il magistrato ha evidenziato contraddizioni nel testo normativo. A suo avviso, la scelta del legislatore "non appare razionale", in quanto si concentra su presunzioni formali dell'ascendente e ignora la realtà del richiedente. "Il fatto che il richiedente sia effettivamente residente in Italia, vi lavori e conosca la lingua è irrilevante", ha lamentato.
Laganà ha inoltre condannato l'inversione dell'onere della prova, che ora impone al ricorrente di provare la "mancanza di causa di non acquisizione". Ha ricordato che la giurisprudenza delle cosiddette "sentenze gemelle" del 2022 stabilisce che al ricorrente spetti solo provare il fatto dell'acquisizione e la linea di trasmissione.
Aspettative per la Corte Costituzionale
Il dibattito si svolge in un momento cruciale, che precede l'udienza alla Corte Costituzionale prevista per l'11 marzo. La Corte analizzerà i ricorsi dei tribunali di Mantova, Torino e Campobasso, che hanno evidenziato l'illegittimità del decreto. "La cittadinanza appartiene all'ambito dei diritti fondamentali e l'estensione automatica delle presunzioni non rientra nei diritti fondamentali", ha concluso il magistrato.
La dichiarazione di Laganà ha acquisito ulteriore peso perché proviene da una figura della magistratura, con una vasta esperienza nelle corti superiori.





























































Ricardo Delmiro Dedim Pereira
9 febbraio 2026 alle 10:40
Tajani Law, sono brasiliano
Possono togliermi la cittadinanza, ma il mio sangue italiano non mi toccherà mai.
Ho parenti che l'hanno fatto, ma quando è stato il mio turno, questa legge è entrata in vigore. Siamo davvero antenati; metà è stata riconosciuta, l'altra metà no. Politica???