«La partita non è finita. È appena iniziata». Con questa affermazione, il professore e giurista Rui Badaró definisce la fase attuale della controversia legale dopo la pubblicazione del... Sentenza n. 63/2026 della Corte costituzionale italianaIl documento, depositato il 30 aprile 2026, convalida le restrizioni imposte alla cittadinanza per diritto di sangue.
Al centro della controversia c'è l'articolo 3-bis della legge 91/1992. Tale disposizione stabilisce che chiunque sia nato all'estero, in possesso di un'altra nazionalità, e non abbia presentato domanda di cittadinanza entro marzo 2025 "è considerato come se non avesse mai acquisito la cittadinanza italiana". Secondo Badaró, dottore in diritto internazionale e visiting professor presso l'Università degli Studi di Trieste, questa formula rappresenta "una denazionalizzazione di massa trasformata in un'elegante tecnica legislativa".
• Casi interessati dal decreto
• Ritardi presso il municipio e il consolato
• Strategia legale personalizzata
preclusione originale
La Corte ha introdotto un nuovo concetto giuridico chiamato preclusione originaria all'acquisto della cittadinanza. In un ampio articolo pubblicato mercoledì (6) sulla rivista Consultor Jurídico, il giurista critica la manovra tecnica. Secondo lui, «il nome è nuovo. La cosa no».
Badaró sostiene che la Corte abbia adottato un approccio dogmatico per evitare che la norma venisse dichiarata incostituzionale. Il giurista sottolinea che la sentenza è stata redatta con la "saggezza tecnica di Giovanni Pitruzzella". Evidenzia inoltre come la raffinatezza del relatore sia servita a dare un nuovo nome a una prassi consolidata.
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L'esperto afferma che l'effetto della legge è identico a quello di un'abrogazione retroattiva. Tuttavia, la Corte ha classificato il meccanismo come una mera preclusione per eludere le garanzie del diritto europeo. Badaró è categorico nel definire la strategia: "il nominalismo, in ambito giuridico, è il nome raffinato per la frode".

Rompere con la tradizione
L'esperto sottolinea che la decisione ribalta l'eredità giuridica di Pasquale Stanislao Mancini, che nel 1851 fece dell'Italia la patria dello ius sanguinis illimitato. La sentenza attuale istituisce quello che Badaró definisce "ius sanguinis a condizione di effettività". Per lui, si tratta di una "frode di significato" orchestrata per sfuggire al controllo dell'Unione Europea.
La sentenza si serve anche del concetto di "legame autentico" per giustificare le restrizioni. Badaró sottolinea come la Corte configuri il popolo come una comunità di destini politici. Avverte che questa visione è una "teoria di scarsa intensità democratica" e che la decisione opera una silenziosa rottura paradigmatica nel sistema.
vie legali
Il professore critica il rifiuto della Corte di sottoporre il caso alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Invocando la dottrina dell'atto chiaro, la Corte avrebbe evitato di esaminare la proporzionalità della perdita della cittadinanza. Badaró sostiene che la Corte abbia autorizzato il legislatore a creare premesse fattuali che precludono il controllo internazionale.
Nonostante la decisione, l'esperto legale prevede la continuazione della battaglia giuridica. Cita la riapertura del dibattito da parte della Corte di Campobasso il 9 giugno e le vie non ancora esplorate a Strasburgo (tradizionale) e Lussemburgo (europea). Badaró conclude che la risposta adeguata alla Costituzione deve ancora essere data attraverso altri mezzi giudiziari.







































