L'Italia inizia a raccogliere i "frutti marci" della mafia che controlla il settore edile dagli anni '1960.
Il crollo di un ponte a Genova il 14 agosto, che ha ucciso 43 persone, è l'ultimo segnale dei problemi delle infrastrutture edilizie in Italia. Secondo l’Ufficio nazionale di statistica, più di 2 milioni di case nel Paese sono a rischio di crollo e più di 156 tetti di scuole sono crollati negli ultimi cinque anni.
Il Ponte Morandi, considerato un capolavoro di ingegneria quando fu inaugurato nel 1967, è stato il dodicesimo ponte a crollare in Italia dal 2004. I problemi sono in gran parte il risultato del boom edilizio degli anni '1960, quando furono costruiti ponti, strade, edifici e scuole, spesso con materiale di scarsa qualità per aumentare i profitti degli appaltatori associati ai boss mafiosi.
“Non c’è dubbio che il boom edilizio degli anni ’1960 abbia contribuito a peggiorare la situazione. Le case, gli edifici, i viadotti, tra le altre opere pubbliche, sono stati costruiti in zone soggette a frane e terremoti, in prossimità di scogliere e in luoghi con acque sotterranee”, ha affermato Maurizio Carta, professore di urbanistica all'Università di Palermo.
Nel 2009, frane e alluvioni nella provincia di Messina, nel nord della Sicilia, causarono la morte di 37 residenti e il ferimento di 95 persone.
Anche la scarsa infrastruttura stradale del Sud Italia preoccupa gli esperti. Le imprese edili, molte delle quali collaboravano da anni con la mafia, utilizzavano un eccesso di acqua nella miscela di sostanze calcaree e argillose nella fabbricazione del cemento, e raramente cemento armato, materiale più costoso.
Dei 12 ponti crollati negli ultimi anni, quattro si trovavano in Sicilia e due sono stati indagati dalla Procura con l'accusa di utilizzo di materiale scadente.
Per lo stesso motivo in Calabria sono indagati diversi tunnel e ponti. "Durante l'analisi dei campionamenti di gallerie e ponti ho trovato blocchi di cemento con una resistenza tre volte inferiore a quella standard raccomandata nelle costruzioni", ha detto al quotidiano Nicola Gratteri, procuratore incaricato delle indagini sulla mafia in Calabria. The Guardian.
“Queste opere pubbliche sono state realizzate dalla 'Ndrangheta, la mafia che controlla il settore dell'edilizia dagli anni '1960. Il settore delle costruzioni è la seconda attività più redditizia della 'Ndrangheta dopo il traffico di droga”.
da The Guardian







































