Il costituzionalista Alfonso Celotto, professore di diritto costituzionale presso Università Roma Tre e uno dei nomi più attesi dagli esperti legali dopo il dibattito sulla nuova legge italiana sulla cittadinanza, ha utilizzato solo due minuti e trentadue secondi di tempo di parola all'udienza pubblica della Corte Costituzionale di martedì (9). Invece di passare in rassegna i molteplici punti sollevati dalle ordinanze di remissione, Celotto ha scelto di concentrare la sua argomentazione su un unico caso: quello di un minore nato in Italia che, con la modifica legislativa, ha perso la cittadinanza senza mai aver potuto esprimere alcuna volontà al riguardo.
"Qui abbiamo una sorta di revoca automatica di massa della cittadinanza", ha affermato, citando le parole di... Tribunali di Torino e Campobasso per descrivere l'impatto del regolamento. Secondo Celotto, la legislazione ha lasciato dietro di sé "una serie di interessi, aspettative, legittimi trust e diritti", con conseguenze che si tradurranno in numerose cause legali. L'arringa orale, della durata di due minuti e mezzo, è stata presentata in modo diverso dalla memoria difensiva scritta depositata dal team nei giorni precedenti.
Il caso Mantova e l'articolo 22
Celotto ha incentrato il suo intervento sul caso proveniente dal Tribunale di Mantova, che riguarda un minore. Per lui, la situazione è diversa da quella degli adulti che erano in attesa o avevano già fissato un appuntamento consolare, un sistema che lui stesso ha definito "un sistema folle", riferendosi alle lunghe code davanti ai consolati e alle ambasciate.
Nel caso del minore, l'esperto costituzionale ha sostenuto che la norma trasforma un diritto fondamentale e imprescrittibile, la cittadinanza, in un interesse legittimo indebolito. Celotto ha invocato la Articolo 22 della Costituzione italiana, che vieta la privazione della cittadinanza per motivi politici, definendola "uno dei parametri invocati più raramente" dinanzi alla Corte.
L'argomentazione si basa anche sulla recente decisione della Corte Superiore di Cassazione, Ordinanza 13.818, pubblicata dopo la Sentenza n. 63/2026, in cui la Corte di Cassazione ha riaffermato la cittadinanza quale «diritto soggettivo di primaria importanza», con ancor maggiore peso quando riguarda un minore nato italiano che si trova privato di tale diritto senza averlo mai potuto esercitare.
In conclusione, Celotto ha chiesto alla Corte di rivalutare le questioni sollevate, riconoscendo che la sentenza 63/2026 "fornisce un quadro di riferimento per tutte queste questioni", ma sostenendo che la perdita automatica della cittadinanza nel caso dei minori viola specificamente l'articolo 22 della Costituzione.
La Corte non ha emesso alcuna sentenza durante l'udienza.






































