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Cittadinanza

Mellone in tribunale: "La sentenza numero 63 ha già deciso su cosa giudicheremo oggi".

Mellone contesta la validità dell'udienza e annuncia ricorso alla Corte di Strasburgo.

«Forse sono uno dei primi avvocati al mondo chiamati a far cambiare idea a 15 giudici su qualcosa che hanno già deciso». Con questa frase, l'avvocato Marco Mellone ha aperto la sua arringa orale alla Corte Costituzionale italiana martedì (9).
«Forse sono uno dei primi avvocati al mondo chiamati a far cambiare idea a 15 giudici su qualcosa che hanno già deciso». Con questa frase, l'avvocato Marco Mellone ha aperto la sua arringa orale alla Corte Costituzionale italiana martedì (9).

L'avvocato Marco Mellone ha aperto la sua arringa alla Corte costituzionale italiana martedì (9), dichiarando di essere “forse tra i primi avvocati al mondo chiamati a far cambiare idea a 15 giudici su una questione già decisa 30 o 40 giorni fa”. Il riferimento è a Sentenza n. 63/2026, pubblicato dopo l'udienza dell'11 marzo, che ha respinto le questioni di incostituzionalità relative alla stessa norma in discussione in questa sessione.

L'avvocato ha informato di aver già presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) per violazione dell'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Convenzione europea dei diritti dell'uomoche garantisce il diritto a un processo equo. Il fondamento, secondo lui, risiedeva nella prassi della Corte di annunciare le decisioni tramite comunicato stampa prima della pubblicazione formale della sentenza: "I giudici si esprimono attraverso le loro sentenze, non attraverso i comunicati stampa".

Retroattività e condizioni impossibili

Mellone ha sostenuto che la legge contestata crea retroattivamente condizioni impossibili da soddisfare: essere nati in Italia o avere un padre o un nonno esclusivamente italiano. "Ditemi chi decide il proprio luogo di nascita. Ditemi chi decide la nazionalità del proprio padre o nonno. Sono condizioni impossibili da soddisfare", ha affermato.

L'avvocato ha inoltre contestato l'interpretazione della Corte in merito al momento in cui si acquisisce la cittadinanza italiana. Nella sentenza 63/2026, la Corte avrebbe riclassificato il figlio di un cittadino italiano nato all'estero come persona che acquisisce la cittadinanza solo tramite formale riconoscimento amministrativo, e non dalla nascita. Secondo Mellone, ciò contraddice 160 anni di dottrina e giurisprudenza: "Sia chi nasce in Italia sia chi nasce all'estero è soggetto a un processo di registrazione amministrativa. Non c'è alcuna differenza".

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Richiesta di sospensione e nuovo fatto

La difesa ha presentato due istanze formali alla vigilia dell'udienza. La prima chiede la sospensione del processo fino a quando la Corte Suprema di Cassazione, riunita in Sezioni Unite, non si pronuncerà sulla portata di applicazione della norma contestata. Il 14 aprile si è discusso delle risorse disponibili nelle Sezioni Unite. La decisione è attesa nelle prossime settimane.

La seconda richiesta introduce un nuovo elemento: uno dei clienti di Mellone ha ricevuto, nella settimana precedente all'udienza, un'offerta di lavoro da un Paese membro dell'Unione europea, subordinata all'accesso al territorio dell'UE. L'avvocato ha utilizzato questo caso per confutare l'affermazione contenuta nella sentenza 63/2026, secondo cui la questione era "virtuale" a causa dell'assenza di legami concreti con l'Unione europea.

In conclusione, Mellone ha chiesto al Presidente della Corte di verbalizzare il verbale della riserva di diritto della difesa di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione europea, che tutela il diritto al rispetto della vita privata, qualora la decisione da adottare violasse i diritti fondamentali dei suoi assistiti.

La Corte Costituzionale non ha emesso alcuna sentenza durante l'udienza. Non è stata fissata una scadenza per la decisione definitiva.

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