Tra Napoli e Caserta, in regione CampaniaLì si trova la "Terra delle Fiamme", un territorio in cui l'inquinamento ambientale causato dalle mafie e dalla negligenza dello Stato continua a causare malattie e morte.
Con circa tre milioni di abitanti, la regione ha uno dei tassi di cancro più alti d'Italia. Per decenni, rifiuti tossici, industriali e persino radioattivi sono stati scaricati, sepolti o bruciati illegalmente, con il coinvolgimento diretto della Camorra, la mafia locale.
La giornalista investigativa Marilena Natale, da EuronewsVive sotto scorta dopo aver ricevuto minacce. Riassume così la situazione: "Lo Stato si è venduto alla camorra, agli imprenditori corrotti, ai magistrati corrotti. Così è nata la Terra dei Fuochi".
Emergenza sanitaria
Gli impatti dell'inquinamento si riflettono in diagnosi mediche superiori alla media nazionale. A Frattamaggiore, il medico di famiglia Luigi Costanzo riferisce: "In Italia, un medico di famiglia con 1500 pazienti registra, in media, nove casi di cancro all'anno. Io ne ho già registrati quindici".
Oltre al cancro, i residenti devono affrontare malattie respiratorie e degenerative, infertilità e malformazioni congenite. La situazione è stata riconosciuta ufficialmente dal governo italiano solo nel 2021.
Marzia Cacciopoli ha perso il figlio Antonio, di nove anni, a causa di un tumore al cervello nel 2014. Afferma: "Mio figlio è stato assassinato silenziosamente da uno Stato che sapeva cosa stava succedendo".
Il caso è arrivato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che nel gennaio 2025 ha condannato l'Italia per prolungata inazione e per aver messo in pericolo la vita della popolazione locale. La sentenza obbliga il governo ad attuare un piano d'azione ambientale, con un monitoraggio indipendente e una piattaforma di informazione pubblica.
Promesse contestate
Da febbraio, un commissario speciale coordina gli interventi di bonifica in centinaia di aree contaminate. Il piano prevede fino a dieci anni di attuazione, ma i tempi e le risorse finanziarie sono criticati dagli attivisti.
Associazioni come Le Mamme di Miriam Rimangono mobilitate. Il gruppo prende il nome da una bambina sopravvissuta a un cancro raro. La madre, Antonietta Moccia, pattuglia la regione con altre donne per documentare i crimini ambientali. "Non mi fido più delle istituzioni che ci hanno abbandonato", dice.
La presidente dell'associazione, Anna Lo Mele, rafforza la denuncia: "Ci lasciano morire e continuano a lasciarcelo fare. Questo è ecocidio".
Nonostante la condanna internazionale, residenti ed esperti affermano che la risposta dello Stato è ancora ben lungi dall'essere adeguata alla gravità della crisi.































































