Uno studio dell'Università La Sapienza di Roma ha rivelato giovedì scorso (5) che l'uso continuo dei social media ha cambiato il linguaggio delle persone a causa della maggiore frequenza di utilizzo di hashtag, emoji, gif e meme al posto delle parole.
Gli esperti hanno analizzato circa 300 milioni di commenti in inglese provenienti da otto diverse piattaforme (Facebook, Twitter-X, Gab, Reddit, Telegram, Usenet, Voast e YouTube) che sono stati fatti negli ultimi 34 anni di interazioni linguistiche sui social media.
L'indagine, che si è concentrata sulla ricchezza del vocabolario degli utenti, ha evidenziato che nei media è in atto un processo di semplificazione linguistica, che comporta una riduzione della ricchezza lessicale e commenti più brevi. La maggior parte degli utenti, ad esempio, utilizza fino a 10 parole uniche, indicando una dimensione lessicale modesta.
Nonostante la presenza di testi più brevi e l’introduzione di un vocabolario meno ricco, i ricercatori hanno analizzato un gran numero di nuove parole formatesi, il che dimostra come la lingua rimanga dinamica anche in un contesto di impoverimento lessicale.
“Comprendere l’impatto delle piattaforme digitali sul comportamento degli utenti presenta sfide fondamentali, comprese le questioni legate alla polarizzazione, alle dinamiche della disinformazione e alla variazione nel consumo di notizie”, hanno affermato gli studiosi.
Secondo gli esperti, l'uso sempre più costante di abbreviazioni, così come di hashtag ed emoticon, è il risultato di un cambiamento già in atto, accelerato dalla globalizzazione digitale. Lo stesso processo di semplificazione sarebbe avvenuto nelle lingue romanze rispetto al latino da cui derivano. (ANSA)








































