Approvato questo venerdì (28) dal Consiglio dei ministri italiano, il decreto che limita la cittadinanza ai discendenti di italiani ha provocato immediate reazioni all'interno del governo. Le critiche principali sono arrivate dalla Lega, il partito guidato da Matteo Salvini, anche vicepremier.
La nuova norma limita il diritto alla cittadinanza ai figli e ai nipoti di italiani nati nel Paese. I discendenti più lontani, come i pronipoti o i pro-pronipoti, sono esclusi dalla regola attuale, anche se mantengono un interesse nei legami con l'Italia.
Nonostante l'approvazione unanime del consiglio, subito dopo la riunione emerse un certo malcontento. Il deputato europeo Elena Donazzan, della Fratelli d'Italia, ha dichiarato al Corriere del Veneto: “Monetizzare le nostre origini è sbagliato […] Credo che sia un errore culturale del centro-destra, che dovrebbe privilegiare l’identità.”
Le critiche sono state rafforzate dai parlamentari della Lega. Il deputato Dimitri Coin si è chiesto: “È curioso che il governo stringa il cappio attorno ai discendenti di origine veneta, lombarda, piemontese o friulana, e allo stesso tempo difenda la cittadinanza per i giovani immigrati, spesso musulmani”.
Alleanze inaspettate e calcoli elettorali
Anche Noi Moderati si è schierata contro il testo. Maurizio Lupi, il leader del partito, ha detto che il progetto va rivalutato: “Il testo, sulla base delle prime informazioni che abbiamo ricevuto, va assolutamente migliorato, va cambiato. Non possiamo avere pregiudizi nei confronti delle nostre comunità all’estero. Bisogna riflettere di più, lo diciamo sempre con moderazione, come dice il nome, ma in questo caso devo dire che siamo d’accordo anche con la Lega”, dice Maurizio Lupi, che aggiunge: “Noi moderati rappresentiamo il partito più importante che rappresenta gli italiani all’estero, il Maie, e non siamo stati coinvolti nella stesura del testo”.
Secondo fonti vicine al governo, la reazione è legata al peso elettorale dei discendenti italiani. Lega e Noi Moderati mantengono legami con queste comunità, soprattutto in Sud America. "La cittadinanza italiana porta voti", ha affermato una fonte con accesso ai negoziati.
Forza Italia difende l'urgenza del provvedimento
La proposta è stata formulata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di Forza Italia. Le critiche della Lega hanno sorpreso il partito. «È strano che i deputati della Lega non siano d’accordo con un provvedimento approvato dai loro stessi ministri», ha detto Raffaele Nevi, portavoce del partito.
Dietro le quinte, però, si dice che né Salvini né il premier Giorgia Meloni abbiano firmato il decreto, nonostante fossero presenti all'incontro.
Per Nevi, si potranno apportare modifiche durante il processo parlamentare, ma il decreto è necessario. "È una regola giusta, porre fine alle frodi e agli abusi nella concessione della cittadinanza, che deve essere guadagnata, non data come un regalo", ha affermato.
L'episodio rivela l'ennesima crepa nella coalizione guidata da Meloni. Con interessi elettorali diversi, il dibattito sulla cittadinanza promette nuove controversie. Se le tensioni aumentano, aumenta il rischio di instabilità nel governo.






















































