Con decisione unanime, il Terzo Collegio della Corte Superiore di Giustizia (STJ) ha convalidato gli effetti civili di un matrimonio religioso celebrato nel 1894, consentendo ad un discendente della coppia di soddisfare i requisiti di Cittadinanza italiana.
Il processo risponde alla richiesta di un pronipote della coppia, che cercava il registrazione tardiva del matrimonio, tenutosi a San Paolo, per completare la documentazione richiesta dall'Italia per dimostrare la loro linea di discendenza.
Il processo, che inizialmente era stato negato in prima istanza, secondo il sito Migalha, è stata riformata dalla Corte di Giustizia di San Paolo (TJ/SP), e la decisione è ora corroborata dall'STJ.
Il precedente rifiuto si fondava sul Decreto 181/1890 e sulla Costituzione del 1891, che introducevano il matrimonio civile come unica forma di unione riconosciuta dallo Stato brasiliano dopo la proclamazione della Repubblica.
Cambiamenti legali
La relatrice del caso, la ministra Nancy Andrighi, ha sottolineato che, sebbene il matrimonio civile sia stato istituito nel 1889 per dissociare Stato e Chiesa, la resistenza sociale alla cerimonia civile obbligatoria è stata significativa. All’epoca gran parte della popolazione era cattolica e preferiva il matrimonio religioso.
La progressiva accettazione del matrimonio civile si ebbe solo dopo il Codice civile del 1916, quando il matrimonio religioso era ancora diffuso e largamente praticato come forma di unione formale.
Andrighi sosteneva che, dato il contesto sociale e religioso dell'epoca, è giusto riconoscere il matrimonio religioso per scopi specifici, tutelando la stirpe e i diritti dei discendenti, soprattutto quando si tratta di provare la cittadinanza.
Registrazione e licenza
Analizzando il caso, il ministro ha sottolineato che, secondo l'attuale codice civile, l'autorizzazione preventiva consente a “qualsiasi interessato” di trascrivere presso l'anagrafe un matrimonio religioso, facilitando la trascrizione quando i coniugi sono già deceduti, come avviene nel caso questo caso.
Ha tuttavia sottolineato che il riconoscimento civile concesso dalla Corte superiore di giustizia (STJ) ha un obiettivo limitato: «Evita conseguenze giuridiche eccessive, limitando gli effetti civili del matrimonio religioso dei coniugi esclusivamente all'adempimento del requisito necessario per ottenere la cittadinanza italiana».
La decisione preserva i diritti dei discendenti senza creare precedenti per ampie registrazioni di matrimoni religiosi prima della legislazione del 1916, mantenendo l'attenzione sulla documentazione della cittadinanza.
Il processo è confidenziale, senza divulgazione del numero.







































