“Siamo nel Consiglio Nazionale Forense, ma non credo che serva essere un genio del diritto costituzionale per capire che questo (il Decreto Tajani) è del tutto illogico, irragionevole e sproporzionato.”
Con questa frase il professore di diritto costituzionale e ricercatore di diritto pubblico Antonello Ciervo, dell'Università Unitelma Sapienza, ha criticato il decreto legge 36/25, noto come decreto Tajani. La dichiarazione è stata resa venerdì (6), durante seminario tenutosi presso il Consiglio Nazionale Forense, A Roma.
Ciervo ha affermato che il testo è in conflitto con i principi fondamentali dello stato di diritto. "Il punto è che ci troviamo di fronte a..." fictio iuris (finzione giuridica) con effetto retroattivo, efficace ex tunc (come è sempre stato, come se fosse sempre stato così), il che interrompe sostanzialmente la continuità della linea di sangue", ha detto Ciervo.
Secondo lui, il decreto modifica la logica della cittadinanza. iure sanguinis, che, secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, è un diritto soggettivo perfetto, imprescrittibile, acquisito al momento della nascita, e la cui dichiarazione giudiziale o amministrativa retroagisce alla sua origine.
"Quella fictio iuris contrasta con l'altro fictio iuris Creato dal decreto legge, che stabilisce: se non hai presentato domanda entro un certo termine, non hai diritto alla cittadinanza. Questo è assolutamente illogico, irragionevole e sproporzionato".
Critiche ai tagli retroattivi
L'esperto legale ha sottolineato che la norma impedisce il riconoscimento della cittadinanza a coloro che non ne hanno fatto richiesta entro le 23:59 del giorno precedente la pubblicazione del decreto, senza alcun periodo transitorio o possibilità di difesa.
"L'individuo non è stato messo in condizione di esercitare questa scelta volontariamente. Molti non avevano nemmeno i documenti necessari pronti, che dipendono dagli uffici anagrafici, dai consolati e dai notai. La legge richiede un'opzione retroattiva che il cittadino non ha modo di esercitare", ha affermato.
"Siamo di fronte a una riforma del sistema attuata in modo surrettizio (nascosta, non dichiarata) e la Corte Costituzionale ha già affermato che le riforme del sistema non possono essere attuate tramite decreto legge."
Fiducia legittima e giurisprudenza europea
Ciervo ha affermato che la norma viola il principio di legittimo affidamento, riconosciuto sia dalla giurisprudenza costituzionale italiana sia dalle corti europee.
"Se sono nato italiano, anche senza che ciò sia dichiarato, ho il diritto inalienabile di chiederne il riconoscimento." "Il decreto afferma che questo diritto scompare da un giorno all'altro", ha spiegato.
"La fiducia legittima fa parte del principio di legalità. Ho bisogno di sapere, con prevedibilità e certezza, quali criteri regolano il mio diritto."
Il professore ha inoltre evidenziato le recenti decisioni della Corte di giustizia dell'Unione europea e della Corte europea dei diritti dell'uomo.
"Questi tribunali affermano che è legittimo modificare le norme sulla cittadinanza, ma che ai cittadini deve essere concesso un lasso di tempo ragionevole per esercitare la loro opzione. In questo caso, ciò non è accaduto."
Inversione dell'onere della prova
In un altro punto del suo intervento, Ciervo ha criticato una nuova disposizione che modifica l'articolo 19-bis del D.Lgs. 150/2011. A suo avviso, tale modifica impone al ricorrente l'onere di provare l'assenza di interruzione della linea di sangue, onere che in precedenza spettava allo Stato.
"Il governo detiene tutta la documentazione ufficiale. Invertire questo onere crea un'ulteriore barriera all'accesso alla cittadinanza."
"È un ostacolo che si aggiunge a tutti gli altri. Questo tipo di governo non ha posto in uno Stato che si definisce democratico e fondato sul rispetto della dignità umana", ha concluso.






































