La partenza degli italiani all'estero è un fenomeno antico, ma ha assunto un profilo nuovo. Tra il 2023 e il 2024, dei 270 cittadini che hanno registrato un trasferimento all'estero, circa 87 saranno naturalizzati. (1 su 3) — persone nate all'estero ma che hanno acquisito la cittadinanza italiana. I dati provengono dal Centro Studi e Ricerche IDOS, sulla base dei dati dell'Istituto Nazionale di Statistica (Istat).
Questa tendenza evidenzia un problema che va oltre l'aspetto economico. Questi giovani, molti dei quali figli di immigrati, sono cresciuti in Italia, hanno studiato in scuole italiane e parlano la lingua locale. Eppure non si sentono riconosciuti come italiani.
"Anche se nati e cresciuti qui, continuano a essere trattati come stranieri. Questo li porta a preferire paesi con società più mature e multiculturali", spiega Antonio Ricci, vicepresidente di IDOS.
La discriminazione motiva la partenza
La decisione di partire non riguarda solo il lavoro. Molti segnalano difficoltà nel riconoscimento della cittadinanza e, anche quando ciò avviene, si scontrano con pregiudizi. Alcuni si sentono cittadini di seconda classe, vanificando i progetti di integrazione dei loro genitori, emigrati in cerca di un futuro migliore.
Le scelte di destinazione variano a seconda della provenienza. Secondo IDOS, il 45% degli africani sceglie la Francia, sfruttando la lingua e i legami culturali. Tra gli asiatici, come indiani, pakistani e bengalesi, il 72% migra nel Regno Unito. I sudamericani, invece, sono divisi tra il ritorno nel loro paese d'origine (54%) e la ricerca di nuove opportunità in Spagna (16%).
Occasione persa
Per il ricercatore, la mancanza di riconoscimento sociale e politico spinge questi giovani a portare il loro talento all'estero. Molti hanno un alto livello di istruzione, parlano più di una lingua e hanno accumulato esperienza internazionale.
Senza politiche di inclusione efficaci, l'Italia perde professionisti qualificati che eccellono nei settori accademico, creativo e digitale nei paesi di destinazione. È una perdita silenziosa ma significativa per una società in rapido invecchiamento.
«Senza riconoscimento simbolico, emotivo e politico, anche i percorsi di successo falliscono di fronte a un profondo sentimento di esclusione», avverte Ricci.
Per gli anziani, uscire diventa una forma di affermazione personale e anche di resistenza. In altri paesi, questi giovani sentono di non essere giudicati per la loro origine o il loro aspetto, ma apprezzati per le loro capacità.
Questa tendenza è un segnale per le autorità italiane. Se il Paese non crea le condizioni per una vera appartenenza, rischia di continuare a esportare cervelli che potrebbero dare impulso all'economia e rafforzare una società più plurale.
Populismo e mancanza di connessione
Oltre all’esclusione sociale, le politiche populiste come quelle sostenute da Antonio Tajani, attuale Ministro degli Esteri, rafforzano il distanziamento. Il discorso che svaluta la comunità di origine italiana non costruisce ponti con coloro che potrebbero mantenere legami affettivi con il Paese.
In pratica, il risultato è chiaro: ormai, nemmeno chi ha ottenuto la naturalizzazione vuole mantenere i legami con l'Italia. Per molti, restare non ha più senso. Andarsene è un modo per ottenere un rispetto che, sul suolo italiano, sembra sempre più lontano.









































