La regione Veneto ha presentato un modello abitativo che ha attirato l'attenzione di tutto il Paese. ItaliaLa proposta, ispirata al concetto di abbonamento delle piattaforme di streaming, prevede piccole case con affitto ridotto e servizi condivisi.
L'idea è stata lanciata da Ance Veneto, un'associazione del settore dell'edilizia civile, in un momento segnato dai dibattiti sulla crisi abitativa e sui nuovi formati abitativi.
Origine della proposta
Il progetto è stato presentato come risposta alle esigenze di studenti, giovani lavoratori, famiglie in transizione e persone in situazioni di vulnerabilità economica. I moduli, denominati “Abitare Veneto”Misurano tra i 20 e i 28 metri quadrati e seguono le regole di Decreto Salva Casa del 2024.
L'associazione ha descritto la logica delle piccole case, o monolocali, come "un abbonamento a una piattaforma, una specie di Netflix". Il paragone cerca di trasmettere l'idea di un costo fisso, accessibile e prevedibile all'interno di un servizio considerato essenziale.
Il presidente di Ance Veneto, Alessandro Gerotto, ha affermato che il modello prevede anche una riflessione sull'invecchiamento della popolazione e sulla carenza di manodopera nel territorio regionale. Ha affermato che le piccole case potrebbero fungere da benefit aziendali o da soluzioni abitative temporanee in comunità con servizi condivisi.

Come funzionerebbero e quanto costerebbero?
Il piano prevede valori compresi tra 8 e 10 euro al giorno, che si tradurrebbe in un affitto mensile inferiore a 300 euro. Secondo l'Ance, questa formula può contribuire a trattenere lavoratori e giovani sul territorio, consentendo una maggiore mobilità e riducendo i costi abitativi.
Gerotto ha affermato che "con 10 euro al giorno, a persona, sarebbe possibile trattenere i giovani nelle comunità e favorire la coesione sociale". I contratti sarebbero flessibili, con opzioni per brevi periodi, mensili o fino a tre anni.
Per rendere il modello praticabile, la proposta combina diverse fonti di finanziamento, tra cui la riqualificazione di edifici pubblici dismessi, nuove costruzioni sostenibili, fondi regionali, fondi europei e l'eventuale partecipazione della finanziaria regionale Veneto Sviluppo.
Ance prevede di raggiungere circa cinquemila unità abitative, riqualificare spazi sottoutilizzati e soddisfare una parte significativa della domanda locale.
Critiche e preoccupazioni
La proposta ha suscitato interesse, ma anche critiche. Gli esperti del settore immobiliare sottolineano che la ristrutturazione degli immobili comporta costi elevati e che il ritorno economico potrebbe essere limitato.
Il direttore della Fondazione La Casa, Maurizio Trabuio, ha affermato che "si tratta di ottime idee, ma richiedono ingenti investimenti". Ha spiegato che ristrutturare un immobile di 27 metri quadrati può costare almeno 35 euro. Con un affitto di 300 euro, il rendimento annuo sarebbe di 3.600 euro, rendendo difficile recuperare l'investimento senza sussidi.
Trabuio ha inoltre sottolineato che, nonostante gli incentivi pubblici siano stati utilizzati per le ristrutturazioni private, molti immobili pubblici sono rimasti deteriorati e non disponibili per progetti di edilizia sociale.
Un'altra critica frequente riguarda le dimensioni ridotte degli spazi. Gli addetti ai lavori osservano che due residenti in 28 metri quadrati possono incontrare difficoltà di convivenza e che questo tipo di soluzione richiede condizioni specifiche per evitare problematiche già registrate in precedenti esperienze di micro-housing.
Il dibattito resta aperto, con sostenitori e critici che discutono della fattibilità economica, dell'impatto urbano e della qualità della vita offerta dalle unità abitative modulari.





























































