Il rapporto mette a confronto il periodo pandemico con i mesi pre-Covid
Il consumo di idrossiclorochina in Italia è cresciuto del 4.662% durante il culmine della pandemia di coronavirus Sars-CoV-2, secondo un rapporto pubblicato questo mercoledì (29) da Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa).
Lo studio analizza la variazione in consumo di medicinali utilizzati per cercare di curare il Covid-19, confrontando il periodo tra marzo e maggio 2020 con i dati da dicembre 2019 a febbraio di quest’anno, prima che la pandemia si diffondesse in tutta Italia.
Secondo il rapporto, il consumo di idrossiclorochina è quello che è cresciuto maggiormente durante la crisi, passando da una media di 0,01 (valore arrotondato) box ogni 10mila abitanti a 0,60.
L’idrossiclorochina è usata per trattare pazienti affetti da malaria e lupus ed è stata utilizzata in terapie sperimentali contro Covid-19, ma Diversi studi hanno già dimostrato che il medicinale non ha effetti significativi sulla cura della malattia.
Altri medicinali il cui consumo è aumentato durante la pandemia in Italia sono l’azitromicina (+195%), utilizzata contro le infezioni respiratorie; i farmaci antiretrovirali lopinavir e ritonavir (+98%); e anakinra (+74%), usato per trattare l'artrite reumatoide.
Nel caso dell’idrossiclorochina, il picco si è verificato nel mese di aprile, con un indice di 0,93 contante ogni 10mila abitanti, valore sceso a 0,28 a maggio. Secondo Aifa, inoltre, il consumo del medicinale è cresciuto del 111,84% considerando solo gli acquisti nelle farmacie pubbliche e private per uso personale.
La media è balzata da 0,68 scatole ogni 10mila abitanti tra dicembre e febbraio a 1,44 tra marzo e maggio.
da AGENZIA ANSA

































































