Il Consiglio comunale di San Paolo si è espresso contro il decreto legge che limita la trasmissione della cittadinanza italiana per diritto di sangue.
"Il Parlamento municipale di San Paolo, che ha forti legami con l'Italia, non è d'accordo con questa nuova regolamentazione imposta dal governo italiano", ha dichiarato il presidente della Camera, il consigliere Ricardo Teixeira (União), dopo aver letto una lettera di dissenso in sessione plenaria all'inizio della settimana.
Teixeira arrivò persino a deridere il decreto del 28 marzo.
"Dire che Mooca non ha discendenti italiani, dire che San Paolo non ha discendenti italiani, dire che Brás non è il volto di Napoli...", ha detto ridendo, riferendosi ai circa cinque milioni di discendenti italiani nella capitale San Paolo e nella Grande San Paolo e alla forte influenza dell'immigrazione italiana nella regione.
La lettera, presentata dall'avvocato Cristiano Girardello per conto di Sergio Torres, che si occupa di cittadinanza italiana, delinea la posizione di Natitaliani, un'organizzazione civile fondata in Italia per difendere i diritti di milioni di italo-brasiliani.
Nel documento letto da Teixeira, i responsabili esprimono preoccupazione per la proposta del governo di Giorgia Meloni, “poiché potrebbero interrompersi i profondi rapporti che da oltre un secolo e mezzo intercorrono tra le famiglie brasiliane e l’Italia”.
«Parlare della città di San Paolo senza parlare dei suoi discendenti italiani è un compito quasi impossibile», si legge in un altro estratto della lettera di ripudio, in cui vengono anche evidenziate le diverse relazioni bilaterali tra Brasile e Italia nel corso del tempo.
"Spero che le autorità italiane riconsiderino questo punto di vista", ha chiesto Teixeira dopo aver terminato di leggere il manifesto.
Il testo del decreto che limita la cittadinanza italiana per diritto di sangue è attualmente all'esame della Commissione Costituzionale del Senato, che ha tempo fino al 16 aprile per registrare le proposte di emendamento.
Simile a una misura provvisoria, il decreto deve essere approvato da entrambi i rami del Parlamento entro 60 giorni, ovvero entro la fine di maggio, per diventare definitivo.
Il testo impone un limite generazionale alla trasmissione dello “ius sanguinis”, stabilendo che potranno ottenere la doppia cittadinanza solo coloro che hanno un genitore o un nonno nato in Italia.
La norma si applica indipendentemente dalla data di nascita del discendente italiano, ma non incide sui procedimenti già in corso e mira a porre un freno all'esplosione di richieste presentate negli ultimi anni, soprattutto in Sud America.
Inoltre, gli “oriundi” possono presentare domanda di cittadinanza anche se uno dei genitori è cittadino italiano e ha vissuto in Italia per almeno due anni consecutivi prima della nascita o dell’adozione del bambino. (ANSA)






































