Arrestati a Verona gli aiutanti. 30 brasiliani in un'unica casa per portare a termine il processo
La polizia italiana ha smantellato l'ennesima banda che praticava la corruzione per facilitare il riconoscimento della cittadinanza italiana. jus sanguinis (“diritto di sangue”) per i brasiliani.
Il caso è avvenuto nella città di Crescente, situato nella provincia di Vercelli, Italia nordoccidentale. Attraverso intercettazioni telefoniche e microcamere installate negli uffici comunali, gli investigatori sono riusciti a documentare i pagamenti in contanti ai dipendenti pubblici.
La Procura stima che la cosca abbia spostato più di 600mila euro. Quattro persone sono state arrestate preventivamente e si trovano agli arresti domiciliari, tra cui due dipendenti dell'anagrafe di Crescentino: un uomo di 49 anni e una donna di 54 anni.
Sono accusati di averlo Riconoscimento facilitato della cittadinanza italiana a 74 brasiliani in cambio di pagamenti illeciti effettuati tramite un'agenzia con sede a Verona, nel nord-est del Paese. Secondo il Pubblico Ministero, l'azienda offriva “pacchetti” fino a 4mila euro per ottenere la cittadinanza.
L'uomo, 49 anni, è ancora accusato di aver affittato due appartamenti di sua proprietà “all'esterno” ad almeno 30 brasiliani che aspettavano che le loro richieste venissero evase. Lui e il suo collega saranno responsabili formazione di cosche, corruzione, falsità ideologica e appropriazione indebita.
Azienda di Verona
Gli altri due detenuti sono la donna e suo figlio responsabili dell'omicidio Verona, entrambi dal Brasile.
Ciò che attirò l'attenzione degli inquirenti fu l'elevato numero di brasiliani, circa 150, che si trovavano a Crescentino, un comune di poco meno di 8 abitanti, per ottenere la cittadinanza italiana.
Modo brasiliano
Negli ultimi anni, la polizia e la Procura della Repubblica hanno smantellato diverse bande che praticavano corruzione e frode nei processi di riconoscimento della cittadinanza italiana per ius sanguinis, in particolare nei confronti di cittadini brasiliani.
Il problema più frequente è la questione della residenza. Per ottenere il riconoscimento è necessario dimostrare di vivere in Italia, il che richiede un soggiorno relativamente incerto, ma che può durare circa tre mesi.
In alcune indagini si sospetta irregolarità nel riconoscimento della residenza, ruolo che spetta a una guardia municipale, la cosiddetta “vigile”.
Ci sono anche consulenze che vendono l'idea che questa fase possa essere completata velocemente o senza la necessità che il candidato sia stabilmente presente sul territorio italiano, il che va contro la legge.
Nel caso dell'operazione lanciata questo mercoledì (14), l'inchiesta ruota attorno alla presunta corruzione di dipendenti comunali per garantire il riconoscimento della cittadinanza ai brasiliani.
da ANSA
























































