Il suicidio di un prete trentacinquenne in Italia ha suscitato costernazione nella comunità cattolica e ha acceso un dibattito sulla solitudine vissuta da molti membri del clero.
Dom Matteo Balzano era parroco a Cannobio, un piccolo paese di 5 abitanti situato sulle rive del Lago Maggiore, al confine con la Svizzera, e si è tolto la vita sabato scorso (5), quando è stato trovato morto nella sua casa.
L'attenzione principale del suo ministero erano i giovani.
La tragedia colse di sorpresa la Chiesa e fonti cattoliche affermarono che Dom Matteo non aveva mai cercato aiuto per i suoi problemi, il che fece sì che molti si interrogassero sui motivi che lo avrebbero spinto a un gesto così estremo.
"Ciò che mi ferisce della storia di Matteo è che quando qualcuno sceglie una strada così estrema è perché crede che sia la soluzione migliore in quel momento e non considera altri scenari. Il messaggio che vorrei trasmettere è che un'altra opzione è sempre possibile. Nessuno dovrebbe pensare che non ci siano alternative", ha affermato don Massimo Angelelli, responsabile della pastorale sanitaria della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Anche altri sacerdoti hanno chiesto una maggiore riflessione sulle condizioni di lavoro e sulla solitudine dei sacerdoti. "Dobbiamo ascoltare di più", ha sottolineato il francescano padre Massimo Fusarelli, ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori.
Secondo Angelelli, un rapporto elaborato dal CEI nel 2024 ha evidenziato che il contesto sociale tende a “isolare” le persone che “non si sentono adeguate ai modelli presentati”, un problema che è più marcato tra i giovani.
"Anche i religiosi e le religiose fanno parte di questo mondo; non sono immuni a questo scenario. Spesso manca l'accettazione delle proprie debolezze", ha dichiarato, aggiungendo che è comune che i sacerdoti abbiano paura di rivolgersi a uno psicologo o a uno psichiatra per evitare di essere "stigmatizzati". "Dobbiamo demolire l'idea che possiamo fare tutto da soli", ha sottolineato.
I funerali del vescovo Matteo sono stati celebrati questo martedì (8) nella chiesa di San Vittore, a Cannobio, dal vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla. «Dobbiamo prenderci più cura dell’anima in tutto ciò che facciamo, in quest’epoca in cui le cose rischiano di atrofizzarsi e di cancellare il senso della vita», ha detto il monsignore nell’omelia.
Durante la cerimonia, una ragazza dell'oratorio dove il vescovo Matteo ha servito negli ultimi due anni ha letto un messaggio dei giovani cattolici di Cannobio che esprimevano il loro affetto per il sacerdote. "Sei apparso come un arcobaleno dopo la tempesta. Per noi non sei stato solo un 'dono'; eri prima di tutto un amico", si leggeva nel testo.

























































