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SEGUICI: Udienza alla Corte Costituzionale per discutere la nuova legge sulla cittadinanza italiana.

Segui in tempo reale i retroscena dell'udienza principale presso la Corte Costituzionale in merito alla nuova legge sulla cittadinanza italiana.

- Aggiornato alle 12:02 -

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Cosa aspettarsi dalla decisione della Corte Costituzionale.

A seguito dell'udienza pubblica tenutasi mercoledì 11 marzo 2026, la Corte costituzionale italiana dovrebbe deliberare e pubblicare la sua decisione nei prossimi mesi. La sentenza riguarda la compatibilità costituzionale dell'articolo 3-bis della legge n. 91/1992, introdotto dal decreto-legge n. 36/2025, noto come Decreto Tajani, che ha modificato in modo significativo le norme per il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza.

La questione sottoposta alla Corte da Tribunale di Torino L'attenzione si concentra principalmente su un punto: se il legislatore possa applicare le nuove limitazioni anche a situazioni precedenti all'entrata in vigore della legge, interessando persone nate all'estero che, fino ad allora, avrebbero potuto ottenere il riconoscimento della propria cittadinanza in base alla legislazione precedente.

La decisione della Corte potrebbe prendere diverse direzioni.

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1. Mantenere la legge così com'è.

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La prima possibilità è che la Corte consideri la riforma costituzionale e che il legislatore abbia agito entro i limiti del suo potere decisionale politico.

In questo scenario, il nuovo regime rimarrebbe pienamente valido. Le restrizioni introdotte nel 2025 continuerebbero ad applicarsi ai procedimenti amministrativi e giudiziari per il riconoscimento della cittadinanza.

Questa soluzione significherebbe accogliere la tesi sostenuta dallo Stato italiano: coloro che non hanno ancora ottenuto formalmente il riconoscimento della cittadinanza non sono titolari di un diritto già costituito, ma solo di un'aspettativa soggetta alle condizioni definite dalla legge vigente al momento della domanda.

2. Dichiarazione di parziale incostituzionalità

Un secondo scenario è che la Corte dichiari solo una parte della norma è incostituzionale.

Questo risultato può verificarsi se i giudici comprendono che il problema non risiede necessariamente nella creazione di nuovi limiti alla trasmissione della cittadinanza, ma nel fatto che tali limiti sono stati applicati anche a situazioni precedenti alla nuova legge.

In questa direzione va la stessa questione sollevata dal Tribunale di Torino, che in particolare contesta l'espressione che rende la norma applicabile «anche prima della data di entrata in vigore» del nuovo articolo.

Se questa parte venisse eliminata, la riforma potrebbe continuare ad applicarsi solo in futuro. In termini pratici, ciò significherebbe preservare le nuove norme, ma impedire che incidano su situazioni sorte sotto il regime precedente.

3. Annullamento più ampio della norma

Esiste anche la possibilità di una decisione più profonda, in cui la Corte concluda che la riforma viola i principi costituzionali in senso più ampio.

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In tal caso la norma potrebbe essere annullata in toto o in parti più ampie, con possibile ritorno al precedente modello di riconoscimento della cittadinanza per discendenza.

Questo scenario è giuridicamente possibile, ma è importante essere realistici. La questione sollevata dal Tribunale di Torino è relativamente specifica e si concentra principalmente sul problema dell'applicazione retroattiva della legge.

Pertanto, un annullamento completo non è impossibile, ma non è neanche l'esito più probabile, visto il modo in cui il caso è stato portato dinanzi alla Corte.

4. Dichiarazione di inammissibilità

Infine, esiste la possibilità che la Corte dichiari la inammissibilità della questione costituzionale.

In questo caso, la Corte non analizzerebbe il merito della costituzionalità della legge. La causa tornerebbe al tribunale che ha sollevato la questione, che dovrebbe decidere il caso applicando la legislazione vigente.

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Nell'ordinamento costituzionale italiano, l'inammissibilità può verificarsi per diverse ragioni procedurali, tra cui vizi nella formulazione della questione da parte del giudice che l'ha sollevata, mancanza di pertinenza rispetto al procedimento principale o insufficiente giustificazione giuridica.

È importante chiarire un punto che viene spesso menzionato in modo semplificato. Il fatto che il ricorso originario sia stato depositato il 28 marzo 2025, mentre il decreto è stato pubblicato il giorno successivo, non è di per sé sufficiente a spiegare una potenziale inammissibilità.

L'elemento veramente rilevante è l'ordine di spedizione. (ordinanza di rimessione) Successivamente, il Tribunale di Torino ha emesso tale parere, riconoscendo la rilevanza della questione costituzionale nel caso specifico e trasmettendola formalmente alla Corte Costituzionale. È sulla base di tale rinvio che è stata pronunciata la sentenza.

Una decisione di ampio impatto.

Indipendentemente dall'esito, la decisione della Corte Costituzionale avrà un impatto diretto su migliaia di procedimenti di riconoscimento della cittadinanza italiana in corso.

Inoltre, la sentenza potrebbe determinare in che misura il legislatore italiano possa riformare le norme che regolano la trasmissione della cittadinanza in un contesto segnato da oltre un secolo di migrazioni e dall'esistenza di milioni di discendenti di italiani sparsi nel mondo.

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In altre parole, la Corte non si limiterà a pronunciarsi su un caso specifico. Potrà stabilire i limiti costituzionali della politica italiana in materia di cittadinanza per i decenni a venire.


- Aggiornato alle 11:47 -

Lo Stato afferma che i discendenti potrebbero non avere un "legame effettivo" con l'Italia.

"Il diritto internazionale non prevede alcun diritto assoluto di una persona a possedere una doppia o multipla cittadinanza. Ciò che è garantito è solo il diritto di avere almeno una cittadinanza e di non diventare apolide", ha affermato. Lorenzo D'Ascia, l'avvocato dello Stato italiano, durante l'udienza presso la Corte Costituzionale, che sta valutando l'incostituzionalità delle nuove norme sulla cittadinanza italiana.

Secondo lui, ciò significa che gli Stati mantengono ampia autonomia nel definire chi può acquisire o mantenere una specifica cittadinanza.

Il governo sostiene che i discendenti sono rimasti "inerti per decenni o secoli".

«L'assenza di ogni richiesta di riconoscimento per decenni, talvolta per più di un secolo, da parte degli antenati e anche degli stessi discendenti, può essere valutata dal legislatore come motivo per ritenere interrotto l'effettivo legame con lo Stato italiano.»

Secondo la difesa dello Stato, questa inazione indicherebbe l'assenza di un reale legame con l'Italia.

Lo Stato sostiene che la cittadinanza potrebbe essere stata richiesta per comodità.

"Il fatto che il riconoscimento non sia stato richiesto dimostra una scelta soggettiva, una valutazione di utilità o addirittura di convenienza personale, circa l'opportunità o meno di entrare effettivamente a far parte del popolo italiano."

Per questo motivo, secondo D'Ascia, sarebbe improprio parlare di legittimo affidamento nel mantenimento del diritto.

La difesa sostiene che i discendenti non hanno un diritto acquisito alla cittadinanza.

«Finché non verrà richiesto il riconoscimento della cittadinanza, non potrà affermarsi che sussista alcun diritto legato alla cittadinanza italiana», ha affermato D'Ascia.

L'avvocato ha sostenuto che la nuova legge non toglie un diritto già acquisito, ma impone solo limiti più severi per coloro che non ne hanno ancora chiesto il riconoscimento.

Lo Stato afferma che il legame di sangue potrebbe essere diventato "fittizio"

"Dopo più di un secolo dalla grande ondata migratoria, il legame di sangue si è indebolito o addirittura è stato neutralizzato da altri fattori, come il tempo, l'acquisizione di un'altra cittadinanza e l'assenza di qualsiasi iniziativa per ottenere il riconoscimento."

Secondo il procuratore difensore dello Stato, D'Ascia, in molti casi questo legame si è trasformato in "una finzione di appartenenza al popolo italiano".

Il governo cita il rischio di ricevere fino a 60 milioni di nuove domande.

"Alla fine del 2024, i cittadini italiani nati e residenti all'estero erano già più di 5 milioni. Il rischio che questo numero si espanda è oggettivamente incalcolabile, arrivando potenzialmente a circa 60 milioni di richiedenti", ha affermato Lorenzo D'Ascia, Procuratore della Repubblica.

Lo Stato sostiene che la cittadinanza viene utilizzata esclusivamente per ottenere un passaporto.

"Il fenomeno attuale dimostra che spesso la cittadinanza non viene richiesta per formalizzare una reale integrazione nella comunità statale, ma per ottenere un passaporto che consenta di muoversi più facilmente in altri Paesi."

Secondo l'avvocato dello Stato italiano, Lorenzo D'Ascia, questo avrebbe motivato l'intervento legislativo.


- Aggiornato alle 11:11 -

Il processo non avrà una decisione immediata.

L'udienza di mercoledì non porterà a una decisione definitiva.

L'udienza costituisce l'occasione per le parti di presentare le proprie argomentazioni giuridiche. Partecipa anche il rappresentante dello Stato italiano.

Dopo questa fase, i giudici della Corte costituzionale avviano le deliberazioni interne sul caso.

Non esiste un termine fisso per la pubblicazione della sentenza. L'intervallo tra l'udienza e la decisione può variare da poche settimane a diversi mesi.


- Aggiornato alle 11:06 -

Corapi critica la discriminazione contenuta nella nuova legge.

"Il legislatore ha creato una discriminazione arbitraria tra persone che hanno lo stesso diritto alla cittadinanza dalla nascita, mantenendone alcune e escludendone altre senza alcuna giustificazione plausibile", ha affermato l'avvocato. Diego Corapi.

A suo avviso, la nuova norma ignora i principi del diritto europeo, come la proporzionalità e l'effettività. Corapi ha sostenuto che la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea richiede che le modifiche alla legislazione sulla cittadinanza garantiscano un lasso di tempo ragionevole affinché gli interessati vengano a conoscenza della nuova norma e agiscano per tutelare i propri diritti. "In questo caso, si è verificato esattamente il contrario, con un'abrogazione automatica, retroattiva e generalizzata", ha affermato.

L'avvocato ha inoltre chiesto che, qualora persistessero dubbi, la Corte costituzionale sottoponga la questione alla Corte di giustizia dell'Unione europea per l'interpretazione del diritto dell'Unione.


- Aggiornato alle 10:57 -

Caruso difende la cittadinanza come diritto acquisito.

"Il diritto di cittadinanza per ius sanguinis è un diritto soggettivo perfetto e imprescrittibile, che non dipende dalla discrezionalità amministrativa. La procedura serve solo a riconoscere un diritto già esistente", ha affermato l'avvocato. Corrado Caruso durante l'udienza.

Ha criticato la posizione difensiva dello Stato, secondo cui i discendenti avrebbero solo un'aspettativa giuridica di avviare una procedura amministrativa. "Questa interpretazione equipara impropriamente il riconoscimento della cittadinanza al processo di naturalizzazione, in contrasto con la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione e della stessa Corte Costituzionale", ha sostenuto.


- Aggiornato alle 10:52 -

Restanio critica gli ostacoli amministrativi.

«Il diritto alla cittadinanza per ius sanguinis, che nasce con la filiazione, non può trasformarsi in una mera aspettativa condizionata alla tempistica di un protocollo o alla disponibilità di un appuntamento», ha sostenuto l'avvocato. Monica Lis Restanio.

Secondo lei, trattare il riconoscimento in questo modo "annienta l'essenza stessa dello status civitatis e ignora la sua tutela costituzionale".

Secondo lei, per decenni l'amministrazione ha creato ostacoli artificiali che hanno distorto questo principio. I bambini considerati parenti non diretti sono stati sottoposti ad attese di oltre dieci anni solo per ottenere un appuntamento e avviare la procedura di riconoscimento. Sistemi di prenotazione inefficienti, liste d'attesa infinite e costi in costante aumento hanno finito per escludere fino all'ultimo minuto persone che avevano diritto a un riconoscimento legittimo.


- Aggiornato alle 10:19 -

Il tribunale respinge la richiesta di intervento.

Dopo una sospensione di 1 ora e 6 minuti (sono partiti alle 10:05 e sono tornati) 11h11(da Roma), riprende l'udienza. Il collegio della Corte Costituzionale ha deciso di non accogliere l'intervento presentato da Marco Mellone.


- Aggiornato alle 9:49 -

Il tribunale esamina la richiesta di intervento di Mellone.

L'udienza è sospesa mentre il collegio della Corte costituzionale delibera, in camera di consiglio, sull'ammissibilità della richiesta presentata da Marco Mellone.

L'avvocato ha chiesto l'autorizzazione a intervenire nel procedimento, sostenendo che la discussione coinvolge anche uno dei suoi assistiti nel caso di Campobasso, tribunale che ha impugnato l'attuale legge sulla cittadinanza italiana. Secondo Melloni, la questione è recente e non c'è stato tempo per formalizzare la partecipazione entro i termini procedurali.

Secondo fonti vicine al processo, l'iniziativa promossa da Marco Melloni, che ha chiesto di intervenire all'udienza di mercoledì (11), rientra in una strategia legale già articolata.

Nelle ultime due settimane, il team legale ha lavorato per cercare di indirizzare la questione verso un percorso procedurale che evitasse una soluzione di natura essenzialmente politica. La preoccupazione era di impedire che il caso venisse risolto applicando il principio di "Melius re perpensa”che potrebbe aprire la strada a un cambiamento nell'orientamento giuridico.

In questo scenario, secondo il rapporto, la Corte Costituzionale sarebbe propensa a dichiarare inammissibile la questione di legittimità sollevata dal tribunale di Turinio, riconoscendo al contempo la posizione difesa dal governo.

In tale contesto, la strategia adottata aveva un chiaro obiettivo procedurale: cercare di ottenere almeno un'udienza per il caso di Torino, con il procedimento in corso a Mantova. Questa manovra avrebbe consentito di guadagnare tempo in attesa dell'eventuale pubblicazione di nuove decisioni giudiziarie.

Il calcolo ha come obiettivo anche una data specifica del calendario giudiziario italiano: l’udienza prevista per il 14 aprile davanti al giudice Sezioni Unite da Corte di Cassazioneche esaminerà la questione dei bambini nati prima che i loro genitori siano diventati naturalizzati.

Dietro le quinte, l'interpretazione è semplice: si tratta di una strategia procedurale per preservare interpretazioni legali che, secondo gli interessati, l'establishment politico sembra disposto a ignorare.


- Aggiornato alle 9:25 -

Udienza sospesa a seguito di richiesta di intervento.

L'udienza è stata sospesa per alcuni minuti, mentre il collegio giudicante delibera, in camera di consiglio, sull'ammissibilità della richiesta presentata da Marco Mellone.

L'avvocato ha chiesto l'autorizzazione a intervenire nel procedimento, sostenendo che la questione in esame riguarda anche un suo cliente coinvolto in un procedimento pendente a Campobasso, altro tribunale che ha recentemente impugnato la vigente legge sulla cittadinanza italiana. Secondo Melloni, si tratta di una questione di recente emersione, che gli avrebbe impedito di richiedere formalmente la sua partecipazione entro i termini procedurali previsti.

"Mi permetto di chiedere al Presidente e a questa Eccellentissima Corte di dichiarare ammissibile l'intervento, perché tempestivo, perché i miei assistiti sono titolari di questa personalità giuridica soggettiva e, di fatto, sono parti sostanziali di questo processo costituzionale. Pertanto, essi dovrebbero essere posti sullo stesso piano degli appellanti oggi, e questa difesa sullo stesso piano della difesa che agisce oggi", afferma Marco Mellone.


Aggiornato alle 8:58

Il relatore inizia l'udienza con la lettura delle petizioni.

L'udienza si è aperta con la lettura di tutti gli atti di istanza da parte di Giovanni Pitruzzella, relatore per il giudizio sul Decreto Tajani sulla cittadinanza.

Poi dovrebbero parlare. (non in quest'ordine):

Avv. Alfonso CELOTTO
Avv. Diego CORAPI
Avv. Monica Lis RESTANIO
Avv. Giovanni CARIDI
Avv. Riccardo DE SIMONE
Avv. Benedetta BALLATORE
Avv. Giovanni Bonato
Viale Corrado Caruso
Avv. Stato: Ilia MASSARELLI
Avv. Stato: Lorenzo D'ASCIA


Aggiornato alle 8:51

La Corte costituzionale giudica le norme sulla cittadinanza.

Mercoledì 11 marzo la Corte Costituzionale italiana terrà un'udienza sulle nuove norme sulla cittadinanza italiana.

La sessione sarà trasmessa in diretta streaming online. Il pubblico potrà seguirla su Italianismo.

2 recensioni

1 Commento

  1. Luciano

    11 marzo 2026 alle 09:36

    ola

  2. Anailime Lucia de Morais Sansaloni e Oliveira

    11 marzo 2026 alle 15:31

    Abbiamo il diritto alla cittadinanza per diritto di sangue (Jus Sanguinis), indipendentemente dal grado di parentela. Si tratta di un diritto acquisito. Grazie.

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