Un discendente di famiglie italiane, che attendeva da oltre due anni un appuntamento presso il consolato, ha ottenuto il riconoscimento della sua cittadinanza tramite i tribunali italiani. Tribunale di PalermoA Italia meridionale, ha applicato il regime precedente al Decreto Tajani, anche se la richiesta è stata presentata nel 2026, dopo la data limite del 27 marzo 2025.
La decisione si rivolge direttamente a un ampio gruppo di persone. Si stima che oltre 240.000 persone fossero in fila presso i tre principali consolati italiani in Brasile al momento dell'annuncio della riforma Tajani, molte delle quali aspettavano da anni.
La causa è stata giudicata il 23 giugno 2026, circa quattro mesi dopo la sua presentazione. breve lasso di tempo per questo tipo di azioneIl ricorrente ha atteso in fila per oltre due anni senza ricevere una data per un appuntamento. Secondo il giudice, tale attesa ha creato un'aspettativa paragonabile a quella di chi aveva già un appuntamento fissato o una pratica in corso entro il 27 marzo 2025. Nella sentenza, il magistrato ha scritto che l'aspettativa del ricorrente "si è sufficientemente consolidata ed è paragonabile a quella di chi aveva già un appuntamento fissato per il 27 marzo 2025".
Per applicare la normativa precedente, il giudice si è basato sul preambolo dello stesso Decreto Tajani, che conserva la vecchia regola per le controversie avviate prima della deliberazione del Consiglio dei Ministri sul decreto. Ha inoltre citato la sentenza n. 63/2026 della Corte Costituzionale, che ha confermato la riforma, e ha fatto ricorso alla logica della Corte riguardo alle posizioni già consolidate a favore del ricorrente. Il procedimento si è svolto dinanzi a un giudice unico, con l'assenza del Ministero dell'Interno e la partecipazione della Procura.
Oltre 240.000 persone in coda.
Secondo un'indagine ottenuta da Italianismo, basata su liste d'attesa e convocazioni archiviate dai consolati, a San Paolo si contavano circa 135.000 richiedenti adulti in lista d'attesa, esclusi i minori. A Curitiba, la stima si aggira intorno alle 25.000 persone. A Porto Alegre, dove la coda di attesa era composta da familiari, il numero poteva raggiungere gli 80.000.
Considerando i dati dei tre consolati, l'indagine indica che circa 240,000 persone sono state colpite. Si tratta di stime, non di cifre ufficiali.
La sentenza di Palermo si applica a questo caso specifico. Si tratta di una decisione di primo grado, non costituisce giurisprudenza vincolante ed è ancora soggetta ad appello. Non garantisce lo stesso esito per coloro che sono in lista d'attesa, ma indica una possibile linea di ragionamento per coloro che non avevano ottenuto un appuntamento prima del taglio.
La linea di discesa
Nel merito, la trasmissione è avvenuta per via paterna. Il bisnonno, italiano nato in Italia, ha acquisito la cittadinanza americana solo quando la nonna del ricorrente, nata prima della naturalizzazione, aveva già raggiunto la maggiore età. Pertanto, la partenza del bisnonno non ha interrotto la trasmissione della cittadinanza. Alla fine, il giudice ha accolto la richiesta dell'avvocato. Carlo Pontei e ha dichiarato che il richiedente è un "cittadino italiano".
Secondo gli avvocati costituzionalisti intervistati da Italianismo Negli ultimi giorni, decisioni di questo tipo sono diventate più frequenti e migliaia di casi sono in attesa di una sentenza. Sezioni Unite da Corte di CassazioneSecondo questi avvocati, dovrebbe prevalere la legittima rivendicazione di coloro che erano già in fila prima della riforma.
LEGGI LA FRASE
(Sulla base delle informazioni contenute nella sentenza del Tribunale di Palermo e dei dati ottenuti da Italianismo)





































Cecilia Benassi
26 giugno 2026 alle 02:55
Cosa fare nel caso di una cittadina di origine italiana che è riuscita a iscriversi all'AIRE solo dopo il vergognoso decreto, perché ha dichiarato di avere un figlio brasiliano nato dopo il riconoscimento, e il consolato le ha richiesto una copia trascritta del suo certificato di nascita?
Aveva intenzione di registrarlo contestualmente alla registrazione AIRE, poi ha provato a fare solo la registrazione AIRE e poi a registrarlo in un secondo momento, ma hanno insistito per richiedere la trascrizione del certificato.
Riuscì nel suo intento solo quando il bambino perse quel diritto per decreto.
Grazie