Il presidente colombiano Gustavo Petro ha dichiarato venerdì (12), a Popayán, che potrebbe rinunciare alla cittadinanza italiana se l’Unione Europea continua a non condannare quello che ha definito “genocidio” commesso da Israele nella Striscia di Gaza.
Secondo Petro, le sue origini italiane risalgono a una "città vicino a Milano". Il leader sudamericano ha dichiarato: "Se l'Europa continuerà a sostenere le bombe che cadono su Gaza, rinuncerò pubblicamente alla mia cittadinanza italiana ed europea".
Il presidente ha anche paragonato le azioni delle Forze di difesa israeliane (IDF) ai grandi massacri della storia, affermando che si tratta del "terzo genocidio della società umana", insieme alla conquista spagnola delle Americhe e alla seconda guerra mondiale.
A proposito di origini, anche Petro ha un passato che non ha bisogno di presentazioni: è stato il primo presidente di sinistra della Colombia ed è un ex membro della guerriglia. M-19, un gruppo armato responsabile di rapimenti, omicidi e del sanguinoso attacco al Palazzo di Giustizia del 1985, che causò oltre 100 morti. Ora presidente, è stato arrestato per porto illegale di armi e porta ancora con sé la retorica rivoluzionaria dei suoi giorni da militante.
Accuse contro i criminali in Europa
Nel suo discorso, Petro ha anche riferito che le sue nipoti, che vivono a Marsiglia, in Francia, stanno ricevendo minacce di morte da criminali europei. Ha accusato le autorità locali di non aver garantito la sicurezza delle minori.
Secondo il presidente, le minacce erano legate alla lotta del suo governo contro il narcotraffico in Colombia.
Petro ha anche attribuito l'omicidio del senatore colombiano Miguel Uribe Turbay a una presunta "mafia con base in Europa". Il politico è stato colpito a morte il 7 giugno ed è morto l'11 agosto a Bogotà.






































