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La letalità del coronavirus scende del 75% nella seconda ondata in Italia

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La letalità del coronavirus scende del 75% nella seconda ondata in Italia

Il tasso di mortalità è in costante calo dalla fine di giugno

L’Italia, mentre attraversava il picco della seconda ondata della pandemia da nuovo coronavirus, ha visto la letalità del Sars-CoV-2 diminuire di quasi il 75% rispetto alla prima ondata della crisi sanitaria.

Tra il 9 e il 30 giugno, quando gli italiani cominciavano già a riprendere le attività dopo un rigido lockdown, i decessi causati da Covid-19 rappresentavano il 14,5% del totale dei casi confermati di virus Sars-CoV-2.

Tuttavia, con l’evoluzione dei trattamenti e l’aumento della capacità di test e dei posti letto in terapia intensiva, il tasso di mortalità ha raggiunto il 3,8% negli ultimi tre giorni – attualmente l’Italia conta 1.238.072 casi e 46.464 decessi a causa della pandemia.

L’indice è in costante calo dalla fine di giugno, il che riflette la crescita della capacità di elaborazione dei test molecolari (RT-PCR) – gli unici utilizzati nel Paese per monitorare la curva epidemiologica – da parte di laboratori e ospedali italiani.

Il 13 novembre il Ministero della Salute ha registrato il record di 254.908 test RT-PCR completati in un periodo di 24 ore, una differenza di oltre 200 rispetto ai 48.273 del 30 giugno.

Il 27 marzo, quando l’Italia ha battuto il record di decessi in un solo giorno (919), sono stati elaborati solo 33.019 test. Ad oggi, il Paese ha effettuato 19,23 milioni di test RT-PCR per il nuovo coronavirus.

Anziani e ospedali

Inoltre, nella prima ondata della pandemia, le autorità sanitarie italiane hanno raccomandato di concentrare i test sui pazienti che arrivano in ospedale.

Alla fine di marzo l’età media dei casi positivi confermati era di 62 anni, cifra scesa a 48 anni, secondo il rapporto Istituto Superiore di Sanità (ISS) – gli anziani sono il principale gruppo a rischio per il Covid-19.

Un altro fattore che ha contribuito al calo della letalità è l’aumento dei posti letto disponibili nelle terapie intensive: dai 5 prima della pandemia ai circa 11 attuali. Tuttavia, nonostante ciò, 16 delle 20 regioni del Paese hanno già superato la soglia critica di oltre il 30% dei posti vacanti di terapia intensiva occupati da pazienti Covid.

La situazione è particolarmente grave in Lombardia (86,29%) e Valle d'Aosta (85%), nel Nord Italia, secondo un'indagine del quotidiano Il Sole 24 Ore.

Nonostante la riduzione della letalità, in numeri assoluti l’Italia è già tornata al livello di decessi registrato al primo picco della pandemia: il 731 novembre i decessi erano 17. cifra più alta dal 3 aprile, quando si registrarono 766 vittime.

Per contenere la seconda ondata, sette delle 20 regioni italiane sono già in lockdown: Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Piemonte, Toscana e Valle d'Aosta. In tutto il Paese è in vigore anche il coprifuoco dalle 22:5 alle XNUMX:XNUMX.

A cura dell'ANSA Brasile

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