L'articolo pubblicato in Corriere della Sera, questo mercoledì (29) ritrae i discendenti degli italiani che vivono in Brasile come un'”invasione”.

La parola, usata proprio nel titolo – “Veneto: l’invasione dei discendenti dal Brasile” – dà il tono all’intero articolo: un discorso carico di pregiudizi, generalizzazioni e termini dispregiativi. contro una comunità che mantiene vivo il suo legame con l’Italia.
Quando il pregiudizio fa notizia
Il giornalista Claudio Del Frate, della sezione veneta, descrive il conseguimento della cittadinanza italiana come un "fenomeno inquietante", un "affare losco" che "paralizza" i tribunali e "sovraccarica" i comuni.
Espressioni che non solo distorcono la realtà, ma alimentano anche uno stigma storico nei confronti dei discendenti degli immigrati, molti dei quali eredi diretti di italiani fuggiti dalla povertà e dalla fame alla fine del XIX secolo e accolti in Brasile.
La retorica del giornalista segue il modello classico di allarmismo mediatico. Termini come "tsunami di richieste", "giovani brasiliani" e "inganni" suggeriscono disordine, abuso e sfiducia.
Nessun dato concreto supporta l'affermazione che gli italo-brasiliani siano responsabili di frodi o di sovraccarico giudiziario. Al contrario, il testo stesso ammette che il problema riguarda... Inefficienza amministrativa e ritardi strutturali nel sistema giudiziario italiano.

Tom xenofobo
Ancora più grave è il pregiudizio morale e culturale insito nell'articolo.
I discendenti vengono descritti come stranieri opportunisti, interessati solo a un "passaporto per usufruire del sistema sociale europeo". Questa generalizzazione ignora il fatto che il diritto alla cittadinanza per diritto di sangue è sancito dalla legge italiana, a riconoscimento della continuità storica e identitaria tra l'Italia e la sua diaspora.
Del Frate descrive le domande di cittadinanza come "un rischio per gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza" (investimenti finanziati dall'Unione Europea per stimolare la ripresa economica), collegando la questione dell'immigrazione alle carenze del sistema giudiziario. L'articolo suggerisce che il problema non sia la burocrazia, ma i brasiliani. Questo spostamento di prospettiva rivela un pregiudizio di fondo, mascherato da preoccupazione istituzionale.
Il paradosso è evidente. Migliaia di famiglie con cognome Del Frate Ora vivono in Brasile o in Argentina, discendenti di coloro che lasciarono il Veneto e furono accolti in un Paese che, a differenza dell'Italia di allora, non vedeva gli immigrati come una minaccia.
L'articolo di Del Frate, quindi, non solo dimentica la propria storia, ma ripete anche, al contrario, lo stesso pregiudizio che un tempo colpì i poveri italiani che attraversarono l'Atlantico.

L'articolo del Corriere della Sera rafforza anche un'idea escludente su chi "merita" di essere italiano. Suggerendo che i discendenti "non si trasferiscono in Italia" e "non pagano le tasse", l'autore riduce la cittadinanza a una transazione economica e nega il valore simbolico e culturale dell'appartenenza a una nazione che, in larga misura, è stata ricostruita grazie alle risorse inviate dagli emigranti.
Il discorso sull'"invasione" rivela più cose sull'Italia contemporanea che sugli italo-brasiliani.
Mostra il Il disagio di un Paese nel gestire la propria diaspora....legato alla storia migratoria e all'identità stessa. La cittadinanza, in questo contesto, cessa di essere un diritto e torna a essere un privilegio, concesso ad alcuni e negato ad altri, secondo criteri di convenienza politica o pregiudizio sociale.










































