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Cittadinanza

L'Italia vuole rimuovere le domande di cittadinanza italiana dai consolati

L'Italia potrebbe rimuovere le procedure di cittadinanza dai consolati a partire dal 2028.

La proposta del governo Meloni prevede di accentrare a Roma tutte le richieste di cittadinanza per sangue presentate all'estero.
La proposta del governo Meloni/Tajani/Salvini prevede di accentrare a Roma tutte le richieste di cittadinanza per sangue presentate all'estero.

La Camera dei Deputati italiana ha avviato l'esame di un disegno di legge che potrebbe modificare drasticamente, e ulteriormente, il processo di ottenimento della cittadinanza italiana per diritto di sangue all'estero.

Attualmente gestite dai consolati, queste richieste saranno ora gestite da un nuovo ufficio presso il Ministero degli Affari Esteri (MAECI) a Roma.

La proposta fa parte del DDL 2369-A, denominato "Revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero". Il testo prevede la creazione di una struttura amministrativa centrale per l'elaborazione delle domande presentate dai discendenti di italiani residenti all'estero.

Secondo il progetto, il nuovo modello entrerebbe in vigore dal 1° gennaio 2028.

Come sarà il nuovo processo?

Secondo la proposta, gli adulti che desiderano ottenere la cittadinanza italiana dovranno inviare la documentazione originale per posta al Ministero a Roma. La procedura sarà condotta esclusivamente per posta e tutte le comunicazioni avverranno tramite e-mail.

I consolati manterranno solo due funzioni: certificare il mantenimento della cittadinanza già riconosciuta e confermare il diritto per i minori i cui genitori siano già cittadini italiani.

Il termine per l'analisi delle richieste sarà di 36 mesi.

Transizione e impatto

Durante il periodo di transizione, i consolati continueranno a ricevere domande, ma con un limite annuale. Ogni ufficio potrà accettare solo un numero equivalente alle cittadinanze effettivamente riconosciute nell'anno precedente, con un minimo di 100 domande all'anno.

La giustificazione è quella di evitare di sovraccaricare i consolati finché la nuova struttura non sarà pienamente operativa.

Critica dell'opposizione

La proposta, promossa dal vicepremier Antonio Tajani e sostenuta dal governo di Giorgia Meloni, incontra resistenze da parte di settori dell'opposizione.

«Continua l’attacco agli italiani all’estero e ai loro diritti», ha affermato il deputato Toni Ricciardi, del Partito Democratico (PD).

Anche Fabio Porta, del PD, ha messo in guardia dal rischio di centralizzazione e arretramenti nei servizi.

“Pertanto proporremo emendamenti specifici per correggere questi punti, auspicando che in plenaria possano essere apportate modifiche urgenti e necessarie per evitare sanzioni ancora più severe per gli italiani all’estero”.

"La legge sulla revisione dei servizi per cittadini e imprese all'estero, in discussione oggi alla Camera, rischia di rappresentare una vera e propria pietra tombale per i diritti degli italiani all'estero"

“Sebbene riconosciamo alcuni progressi ottenuti grazie agli sforzi del Partito Democratico, come la riduzione del periodo per il riconoscimento della cittadinanza da 48 a 36 mesi e l'introduzione del documento di identità elettronico per i nostri connazionali, il testo presenta ancora gravi difetti: dalla centralizzazione dei processi all’assenza di un vero processo di digitalizzazione, dai nuovi costi per i cittadini alla persistente fragilità della rete consolare”, ha affermato in una nota al Italianismo.

Cambiamento nel concetto di jus sanguinis

Il dibattito si inserisce in un contesto di significativa evoluzione nel riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza. Ora, il diritto è riservato ai discendenti di italiani che abbiano un padre o un nonno nati in Italia con cittadinanza esclusivamente italiana.

Costo e struttura

Per attuare la nuova struttura, il governo prevede di assumere almeno 87 nuovi dipendenti e investire più di 10 milioni di euro entro il 2028.

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