Silmara FabottiSecondo la sentenza del giudice, la donna, identificata come responsabile di un piano che prevedeva la falsa residenza per ottenere la cittadinanza italiana, avrebbe pianificato di fuggire dall'Italia.
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Rivelate le intercettazioni telefoniche come pubblicato dal quotidiano Internapoli — che Fabotti e il suo braccio destro, Flavio Alan Yogui, mantenevano frequenti contatti con l'estero, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, facendo temere che potessero tentare di sfuggire a procedimenti giudiziari.
Queste indicazioni hanno portato alla decisione di detenzione preventiva per i due, mentre gli altri coinvolti, tra cui dipendenti comunali, sono stati posti agli arresti domiciliari.
Dipendenti dell'ufficio anagrafe civile (Stato Civile)Alessio De Rosa, Alessandro Di Vivo, Antonio Opera e il poliziotto locale Antonio Amato sono stati accusati di far parte di un'organizzazione criminale dedita al riconoscimento delle residenze nel territorio del Comune di Villaricca e al riconoscimento della cittadinanza italiana, in combutta con Silmara Fabotti, considerata la mente dell'operazione, e il suo braccio destro, Flavio Alan Yogui.
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La Procura di Napoli ha voluto l'arresto per tutti gli indagati
La Procura di Napoli aveva chiesto l'arresto di tutti e sei gli indagati. Il gip ha però optato per misure meno severe, disponendo gli arresti domiciliari per i tre componenti dell'associazione Statuto Civile e all'agente della Polizia Locale coinvolto nelle indagini.
“Le conversazioni intercettate hanno rivelato un quadro desolante, in cui i dipendenti pubblici hanno mancato ai loro doveri di lealtà verso l’interesse pubblico e, insoddisfatti del loro stipendio mensile, hanno realizzato profitto – e continuano a farlo fino ad oggi – tradendo e strumentalizzando i doveri di controllo che gli furono affidati, ponendosi al servizio di Silmara Fabotti e del suo esecutore testamentario, Flavio Alan Yogui», scrive il giudice nelle pagine finali della sentenza.
Secondo le indagini si trattava di un sistema con divisione dei ruoli e numerose irregolarità riscontrate nei processi 2021.
L'agente della Polizia Municipale Antonio Amato è stato definito nella decisione del giudice come “corrotto e disposto a contravvenire alle direttive del suo comandante per proseguire l'attività illecita, chiedendo ad Alessandro Di Vivo e Alessio De Rosa di separare i processi Fabotti”.
Nel frattempo, il dipendente comunale Antonio Opera "si spinse fino a concedere la cittadinanza italiana prima delle verifiche, recandosi frequentemente presso la Statuto Civile, che in realtà è diventata la sede di un'associazione per delinquere, per chiedere se per lui ci fosse lavoro nero”.
Dalle intercettazioni è emersa anche la volontà del dipendente comunale Alessio De Rosa “di continuare a operare nell'interesse di Fabotti anche dopo il pensionamento”.
Il giudice spiega che «De Rosa, Di Vivo e Amato sono stati sorpresi mentre cercavano di escogitare strategie per rimediare ai loro misfatti, dimostrando un'inspiegabile fiducia nell'incapacità delle forze dell'ordine di scoprire le irregolarità, dimostrando l'assenza di rammarico o di comprensione della grave danni causati all’organo con le tue azioni”.
Alla luce di ciò, il giudice ha ritenuto opportuno limitare la libertà dei dipendenti comunali coinvolti ponendoli agli arresti domiciliari.
Consulente sul caso Rodrigo Faro e sulla minaccia di fuga
Diverso l'approccio adottato per Silmara Fabotti, considerata "la mente dietro la vendita della cittadinanza italiana, avvalendosi del suo fidato collaboratore Flavio Alan Yogui, che lavorava presso l'ufficio anagrafe del Comune di Villaricca come dipendente, ma per scopi esclusivamente personali e illeciti", afferma il giudice.
Per i due brasiliani l'arresto è stato disposto a causa delle prove contenute nelle intercettazioni di numerosi contatti con l'estero, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, che avrebbero potuto essere utilizzate per sfuggire al processo.

Misure meno severe, insomma, non avrebbero impedito agli indagati di riprendere l'attività criminale alla quale si erano dedicati per anni, ottenendo profitti notevolmente superiori a quelli rivelati dalle indagini, sostiene il quotidiano napoletano.
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Rodrigo Faro, di TV Record, e sua moglie Vera Viel, uomini d'affari, giocatori di football e altre celebrità sono stati nominati nell'inchiesta.








































