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Cittadinanza

Il tribunale di Roma contesta il requisito della "cittadinanza esclusiva" del decreto Tajani

L'avvocato Giovanni Bonato mette in guardia dallo scoglio giuridico insito nel decreto Tajani.

La Corte d'Appello di Roma svolge un ruolo centrale nei processi sulla cittadinanza basati sul sangue | Foto: Depositphotos
La Corte d'Appello di Roma svolge un ruolo centrale nei processi sulla cittadinanza basati sul sangue | Foto: Depositphotos

Il Senato italiano ha approvato, giovedì 8, un pacchetto di emendamenti al testo del DDL 1432, inserito nel decreto-legge n. 36/2025, noto come “Decreto Tajani”. Il testo include un requisito senza precedenti: l'antenato italiano deve aver avuto esclusivamente Cittadinanza italiana, anche al momento del decesso. La proposta passerà ora a un nuovo ciclo di discussioni il 14 maggio.

“Riccardo De Simone e io abbiamo pubblicato qualche anno fa un saggio sulla doppia cittadinanza, in cui ne abbiamo spiegato l'evoluzione normativa. L'emendamento 'cittadinanza esclusivamente italiana' ci riporta indietro di 200 anni e ripropone la tesi dell'unità della cittadinanza, in netto contrasto con la tendenza pluralista al bipolarismo.” (doppia cittadinanza)".

Con questa affermazione il giurista Giovanni Bonato ha riacceso un vecchio avvertimento. Il tema della doppia cittadinanza e della sua evoluzione normativa è stato oggetto di approfondimento da parte sua e di Riccardo DeSimone, pubblicato in Giudicium, una delle riviste giuridiche più autorevoli in Italia.

Ora torna al centro del dibattito con l'approvazione, da parte del Senato italiano, di un nuovo insieme di norme che rischia di ignorare i progressi consolidati.

Le modifiche riguardano direttamente le domande di cittadinanza da parte di iure sanguinis, soprattutto dagli italo-brasiliani. Ma gli esperti legali sottolineano che la proposta contraddice la dottrina e la giurisprudenza italiana più recente.

“La perdita del stato civile «Senza l'indispensabile elemento di volontarietà e spontaneità finalizzato all'acquisizione della cittadinanza straniera», affermano Giovanni Bonato e Riccardo De Simone in uno studio pubblicato a seguito di alcune sentenze del Tribunale di Roma.

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Tra il 2021 e il 2022 la Corte d'Appello si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati dal Ministero dell'Interno e ha ribadito, in più occasioni, che la cittadinanza italiana può essere persa solo per rinuncia espressa, mai per naturalizzazione automatica.

La sentenza n. 6640/2021, ad esempio, ha respinto la tesi della “Grande Naturalizzazione” brasiliana come causa di perdita della cittadinanza. «La perdita della cittadinanza può derivare solo dall'iniziativa di un cittadino che abbia espresso chiaramente la volontà di ottenere un'altra cittadinanza», si legge nella sentenza.

In una pronuncia analoga, la sentenza n. 1496/2022 ha dichiarato giuridicamente invalida la cosiddetta "rinuncia tacita" attraverso comportamenti presumibilmente conclusivi. Secondo la Corte, è essenziale la manifestazione espressa della volontà di rinunciare alla cittadinanza italiana, e non è sufficiente il mero fatto di acquisire un'altra cittadinanza.

La giurisprudenza riconosce inoltre che i discendenti nati in paesi che adottano la jus soli, come il Brasile, è possibile avere due cittadinanze dalla nascita. “Il discendente, anche se nato all’estero prima della legge n. 555/1912, ha due cittadinanze fin dalla nascita e le conserva, salvo espressa rinuncia”, afferma la sentenza n. 1681/2022.

In questo contesto, Bonato avverte che l'emendamento approvato al Senato rappresenta una battuta d'arresto storica.

La tradizione legislativa italiana ha sempre privilegiato la ius sanguinis come criterio principale per il riconoscimento della cittadinanza, come previsto dal Codice Civile del 1865, attraverso la Legge n. 555/1912 fino all'attuale Legge n. 91/1992. In tutti, la trasmissione della cittadinanza per discendenza è garantita purché non vi sia un atto interruttivo volontario e formale.

Anche la giurisprudenza ribadisce che l’onere della prova della perdita della cittadinanza incombe allo Stato italiano. La sentenza n. 4153/2022 rafforza questo “Spetta al Ministero dell’Interno provare i fatti idonei ad interrompere la trasmissione della cittadinanza per diritto di sangue“In diversi procedimenti, viene accettato come prova favorevole al richiedente il certificato negativo di naturalizzazione (CNN) rilasciato dalle autorità brasiliane.

Con il Decreto Tajani in discussione, cresce la tensione tra l'interpretazione giuridica consolidata e i nuovi criteri legislativi proposti. Se approvato così com'è, la Corte di Cassazione di Roma sarà nuovamente chiamata a garantire i diritti dei discendenti italiani.

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