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4 em cada 10 adultos na Itália estão acima do peso, diz pesquisa do ISS

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ECCESSO PONDERALE

I dati riferiti dagli intervistati PASSI relativi a peso e altezza portano a stimare che 4 adulti su 10 siano in eccesso ponderale: 3 in sovrappeso (con un indice di massa corporea – Imc – compreso fra 25 e 29,9) e 1 obeso (Imc ≥ 30).

L’essere in eccesso ponderale è una caratteristica più frequente al crescere dell’età, fra gli uomini rispetto alle donne, fra le persone con difficoltà economiche e fra le persone con un basso livello di istruzione.

Il gradiente geografico è chiaro a sfavore delle Regioni meridionali. La Campania continua a detenere il primato per quota più alta di persone in eccesso ponderale (più della metà). Seguono Calabria, Basilicata, Molise, con valori non molto distanti. Le analisi temporali non mostrano significative variazioni temporali nell’eccesso ponderale, ma questo è solo il risultato di andamenti diversi fra le due componenti di soprappeso e obesità, nelle tre ripartizioni geografiche: la quota di persone in sovrappeso non si modifica, mentre l’obesità aumenta seppur lentamente, nel Sud Italia ma anche al Nord, con l’eccezione delle Regioni del Centro Italia in cui si registra una riduzione.

Le persone in sovrappeso o obese sembrano essere poco consapevoli del loro stato di eccesso ponderale e non si percepiscono tali: fra le persone in sovrappeso meno della metà ritiene troppo alto il proprio peso corporeo; fra le persone obese c’è maggiore consapevolezza, tuttavia non è trascurabile il numero di persone (più di 1 su 10) che ritiene il proprio peso giusto. Generalmente le donne sono più consapevoli del problema rispetto agli uomini e l’essere coscienti del proprio eccesso ponderale favorisce l’adozione di comportamenti alimentari corretti.

Bassa, e in riduzione nel tempo, l’attenzione degli operatori sanitari al problema: meno della metà degli intervistati in eccesso ponderale riferisce di aver ricevuto dal proprio medico il consiglio di perdere peso. Inoltre l’attenzione è indirizzata soprattutto alle persone obese, molto meno a quelle in sovrappeso. Questo aspetto è molto importante perché quando il consiglio di mettersi a dieta arriva da parte di un medico incoraggia chi lo riceve a metterlo in pratica. Infatti la quota di persone in eccesso ponderale che dichiara di seguire una dieta è significativamente maggiore fra coloro che hanno ricevuto il consiglio medico rispetto a quelli che non lo hanno ricevuto (42% vs 14%).

Da segnalare anche che l’attenzione degli operatori a questo problema è più scarsa proprio dove ce ne sarebbe più bisogno, come per esempio nelle Regioni meridionali. Ancora meno frequente è il consiglio medico di praticare attività fisica per le persone in eccesso ponderale.

Eccesso ponderale e calo fisiologico

In ogni fase della vita lo stato nutrizionale è un importante determinante delle condizioni di salute e, soprattutto in età avanzata, gli eccessi e le carenze alimentari sono in grado di provocare la comparsa di processi patologici a carico di vari organi e di favorire il processo di invecchiamento dell’organismo. Da un lato l’eccesso di peso favorisce l’insorgenza o l’aggravamento di patologie pre-esistenti (dismetaboliche, cardiovascolari, osteo-articolari) e influisce negativamente sulla qualità della vita della persona. Dall’altro, la perdita di peso non intenzionale rappresenta un indicatore comunemente utilizzato per la fragilità dell’anziano.

Eccesso ponderale
I dati riferiti dagli intervistati PASSI d’Argento nel quadriennio 2016-2019 relativi a peso e altezza portano a stimare che la maggior parte degli ultra 65enni (58%) sia in eccesso ponderale: il 44% in sovrappeso (con un Indice di Massa Corporea – IMC – compreso fra 25 e 29,9) e il 14% obeso (IMC ≥30).

L’eccesso ponderale è una condizione meno frequente con l’avanzare dell’età (il sovrappeso passa dal 46% nella classe 65-74 anni al 36% negli ultra 85enni; l’obesità dal 15% al 12%). Differenze significative sono rilevate in funzione del genere per il sovrappeso, che è maggiore negli uomini, mentre per la condizione di obesità se ne osservano in relazione a difficoltà economiche (12% nessuna vs 20% molte) e livello di istruzione (12% alto vs 17% basso).

Gli ultra 65enni residenti nelle Regioni meridionali risultano essere in eccesso ponderale in misura maggiore rispetto ai loro coetanei al Nord: rispettivamente, il 63% vs 52%, con valori che vanno dal 45% del Piemonte al 73% del Molise. Distinguendo il sovrappeso dall’obesità, prevalenze più alte per sovrappeso si osservano in Basilicata e Sicilia (50%), Campania (49%), Calabria e Puglia (48%), mentre una frequenza maggiore di obesi si osserva in Molise (25%), Campania, Abruzzo ed Emilia-Romagna (17%).

Per quanto riguarda la comorbidità si osserva un’associazione significativa con l’obesità, che riguarda 1 persona tra 5 che dichiara 2 o più patologie croniche di quelle indagate dalla Sorveglianza PASSI d’Argento.

Il calo ponderale fisiologico
Superati i 75 anni l’IMC è soggetto a variazioni legate a fattori biologici e patologici e, con il crescere dell’età, oltre a ridursi la quota di persone in eccesso ponderale, aumenta progressivamente quella degli anziani che perdono peso in modo involontario, cioè per cui negli ultimi 12 mesi si verifica una riduzione ponderale superiore al 5% o maggiore di 4,5 kg. Dai dati PASSI d’Argento 2016-2019, tale percentuale di perdita fisiologica di peso negli anziani risulta essere pari all’8%.

Questo aspetto, che negli ultra 65enni è un fattore predisponente a fragilità, è presente più spesso tra coloro a cui sono state diagnosticate patologie croniche (11% in chi ne ha almeno due vs 6% di chi non ne riferisce alcuna) e varia sensibilmente anche a seconda di paramenti socioeconomici, quali ad esempio le difficoltà economiche (11% se molte vs 7% se nessuna).

Consumo di frutta e verdura

In Italia, meno di 5 adulti su 10 consumano 1-2 porzioni di frutta o verdura al giorno, 4 su 10 ne consumano 3-4 porzioni, mentre appena 1 su 10 ne consuma la quantità raccomandata dalle linee guida per una corretta alimentazione, ovvero 5 porzioni al giorno (five a day). Una piccola quota di persone (meno del 3%), dichiara di non consumare né frutta né verdura.

Consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, come raccomandato, è un’abitudine che cresce con l’avanzare dell’età, è più frequente fra le donne, tra le persone senza difficoltà economiche e tra quelle persone più istruite, ma resta un’abitudine che coinvolge comunque una quota contenuta di persone che non arriva mai a superare il 12% neppure fra i maggiori consumatori.

Il gradiente geografico è chiaro e mostra che l’adesione al five a day scende significativamente nelle Regioni nel Centro-Sud rispetto a quelle del Nord Italia, ad eccezione delle Isole in cui il consumo di 5 porzioni al giorno è fra le più alte.

Dal 2008 la quota di persone che aderisce al five a day resta sostanzialmente stabile, si intravede un aumento significativo solo nelle Regioni del Centro Italia dal 2013, sostenuto da un aumento della quota di persone che consuma mediamente più porzioni di frutta e verdura, ma una riduzione nelle regioni settentrionali.

Se l’adesione al five a day resta un’abitudine di pochi, quasi la metà della popolazione consuma almeno 3 porzioni di frutta o verdura al giorno; le caratteristiche di chi ha comunque questa buona abitudine restano significativamente associate al genere femminile, all’età, al vantaggio socioeconomico, per risorse finanziarie, livello di istruzione e cittadinanza italiana, e alla residenza nelle regioni settentrionali.

Consumo di frutta e verdura

In Italia, nel quadriennio 2016-2019, il consumo medio giornaliero di frutta e verdura fra le persone ultra 65enni non ha raggiunto la quantità indicata dalle linee guida per una corretta alimentazione. Infatti, tra gli intervistati, il 43% ha dichiarato di consumare 1-2 porzioni quotidiane di frutta o verdura, il 44% 3-4 e solo l’11% di raggiungere le 5 porzioni al giorno (five a day) raccomandate.

Tuttavia, anche se poco più di un decimo della popolazione raggiunge la quantità raccomandata di frutta e verdura, la gran parte degli ultra 65enni (55%) ha dichiarato di consumarne fino a 3 porzioni al giorno. Questa percentuale non varia in funzione del sesso, ma si riduce significativamente con l’età, scendendo dal 59% nei 65-74enni al 44% dopo gli 85 anni. È inoltre un’abitudine alimentare più frequente nelle persone senza difficoltà economiche (63% vs 44% di chi ne riferisce molte) e negli anziani con un titolo di studio più alto (65% fra i laureati vs 51% fra chi, al più, ha la licenza elementare).

Disaggregando i dati per ripartizione geografica, è evidente il gradiente Nord-Sud. Si passa dal 65% di persone ultra 65enni residenti al Nord Italia che consumano almeno tre porzioni di frutta e verdura al giorno, al 6% nelle Regioni del Centro e al 46% del Sud.

Five a day

Il consumo raccomandato di cinque porzioni di frutta e verdura al giorno non differisce tra uomini e donne, e come visto per il consumo di tre porzioni si riduce con l’avanzare dell’età (scende dal 13% nei 65-74enni al 7% fra gli ultra 85enni) ed è più elevato sia tra le persone senza difficoltà economiche sia in quelle più istruite.

Anche il gradiente geografico dell’adesione al five a day è a sfavore delle Regioni meridionali rispetto a quelle del Centro-Nord Italia e il range dei valori passa da quasi 6% in Campania e Calabria al 21% di Liguria.

I problemi di masticazione interessano una quota di ultra 65enni contenuta ma non trascurabile, pari al 13% degli intervistati e, fra quelle indagate, rappresentano le condizioni di salute più associate allo scarso consumo di frutta e verdura: tra chi riferisce problemi nella masticazione, poco più della metà non supera le 2 porzioni al giorno e 1 di una persona su 10 (7%) riesce a consumarne almeno 5, come raccomandato.

Consumo di alcol

Tra il 2016 e il 2019, meno della metà degli adulti in Italia, fra i 18 e i 69 anni, dichiara di non consumare bevande alcoliche, ma 1 persona su 6 ne fa un consumo a “maggior rischio” per la salute, per quantità o modalità di assunzione. Questi sono più frequentemente giovani (fra i 18-24enni la quota sfiora il 34%), uomini e persone socialmente più avvantaggiate, senza difficoltà economiche o con un alto livello di istruzione.

È preoccupante il numero di persone che assume alcol pur avendo una controindicazione assoluta, come i pazienti con malattie del fegato, fra i quali quasi 1 persona su 2 dichiara di aver consumato alcol nei 30 giorni precedenti l’intervista; ma anche fra le donne in gravidanza fra le quali a consumare alcol è 1 su 6; fra le donne che allattano al seno la quota aumenta a 1 su 5.

Il consumo di alcol a “maggior rischio” resta una prerogativa dei residenti nel Nord Italia (con un trend in aumento) in particolare nelle PA di Bolzano e Trento, in Friuli Venezia Giulia e anche in Veneto dove si registrano le percentuali più alte. Molise e Sardegna sono le Regioni del Sud in cui la percentuale di consumatori di alcol a “maggior rischio” è più alta della media nazionale; tuttavia mediamente nelle Regioni meridionali inizia a intravedersi un trend in riduzione. Anche il consumo di tipo binge è una prerogativa del Nord Italia (dove si registra anche un aumento dal 2010) e in particolare del Nord Est, ma ancora una volta il Molise si distingue fra le Regioni meridionali e fa registrare una delle quote più alte nel Paese di binge drinker.

L’attenzione degli operatori sanitari al problema dell’abuso di alcol appare ancora troppo bassa: appena il 6% dei consumatori a “maggior rischio” riferisce di aver ricevuto il consiglio di bere meno.

Consumo di alcol
In Italia, nel quadriennio 2016-2019, quasi il 62% nella popolazione ultra 65enne ha dichiarato di non consumare abitualmente bevande alcoliche, mentre ne riferisce un consumo moderato il 20% e un consumo “a rischio” per la salute, pari a mediamente più di una unità alcolica (UA) al giorno, il restante 19%.

Il consumo di alcol a rischio è molto più frequente fra gli uomini (32% vs 8% fra le donne), si riduce con l’età (passando dal 22% fra i 65-74enni al 10% fra gli ultra 85enni) e, come per il resto della popolazione, resta prerogativa delle classi socialmente più avvantaggiate per reddito (22% fra chi non ha difficoltà economiche vs 14% di chi riferisce molte difficoltà economiche) o per istruzione (circa il 22% per chi ha un alto titolo di studio superiore alla scuola media vs 15% fra chi ha al massimo la licenza elementare).

Per il consumo di alcol, intendendo anche quello oltre i limiti rischiosi per la salute, si osservano percentuali mediamente più elevate nelle Regioni settentrionali rispetto al Meridione e, di conseguenza, un gradiente geografico (26% al Nord, 20% al Centro e 15% al Sud-Isole), anche se vi sono alcune eccezioni; nonostante nel triveneto si registrino quote rilevanti di persone che consumano più di 1 UA al giorno (Veneto 29% e PA Bolzano 24%), la prevalenza maggiore è nelle Marche (31%) ed è alta anche in Basilicata (26%).

Preoccupante il numero di persone che assume alcol pur avendo una controindicazione assoluta, come ad esempio il 27% di persone affette da malattie del fegato (il 14% consuma anche più di 1 UA al giorno)

Fra le persone che fanno un consumo di alcol a rischio per la salute, più della metà (pari complessivamente all’11% di tutti gli ultra 65enni) non supera le 2 UA al giorno e questo fa pensare che si tratti del bere durante i pasti, abitudine acquisita nel corso della vita che, si può immaginare, non venga percepita come rischiosa per la salute. Ad ogni modo, anche l’attenzione da parte degli operatori sanitari al problema risulta molto bassa: meno dell’11% dei consumatori di alcol a rischio riferisce di aver ricevuto il consiglio di bere meno da un medico o un altro operatore sanitario

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