A Associato Trentini nel Mondo ha criticato duramente il Decreto legge n. 36Legge del 28 marzo 2025 che limita il diritto alla cittadinanza italiana per discendenza. (Giuro Sanguinis). L'organizzazione sostiene che il provvedimento ignora il ruolo storico degli italiani all'estero e indebolisce i legami culturali con i loro discendenti.
"Il provvedimento presenta aspetti che sollevano dubbi sulla sua legittimità giuridica, ignora il ruolo degli italiani all'estero e, inoltre, appare illogico. Così come è stato formulato, rischia di arrecare più danni che benefici all'Italia e agli italiani", afferma l'associazione in una nota ufficiale, pubblicata su Il quotidiano Il Dolomiti.
Il decreto limita il riconoscimento automatico della cittadinanza alla seconda generazione e richiede la prova di un “collegamento effettivo” con l’Italia. Per Trentini nel Mondo la norma è fragile dal punto di vista giuridico, difficile da applicare e danneggia sia il Paese sia le sue comunità all'estero.
La posizione è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione dell'ente il 7 aprile. L'associazione critica anche il fatto che il decreto sia stato emesso prima della Sentenza della Corte Costituzionale, prevista per il 24 giugno, sulla legittimità dell'articolo che garantisce la cittadinanza per sangue senza limiti generazionali.
Tra i punti più controversi c'è l'obbligo per gli italiani nati all'estero di risiedere in Italia per due anni per poter trasmettere la cittadinanza ai propri figli. L'ente ritiene che la norma sia incoerente ed escludente.
In Brasile, stati come Santa Catarina, Paraná e Rio Grande do Sul ospitano discendenti di trentini e, nel 2024, hanno importato prodotti italiani per un valore di oltre un miliardo di euro. L'ente teme l'eliminazione definitiva di queste comunità.
A Trentini nel mondo sostiene la proposta dell'UNAIE di dialogo con il Ministero degli Affari Esteri. Si propone di mantenere la cittadinanza automatica fino alla terza generazione e di applicare criteri oggettivi per le generazioni successive, come la conoscenza della cultura italiana o i legami patrimoniali con il Paese. Chiede inoltre maggiore rigore nella lotta alle frodi documentali.
Informazioni sull'entità
Fondata in 1957, Associato Trentini nel Mondo offre supporto agli emigranti trentini e ai loro discendenti. Dal 2022 fa ufficialmente parte del Terzo Settore italiano.
È presente in 26 paesi con oltre 200 circoli di volontariato, che promuovono l’identità trentina e rafforzano i legami culturali con l’Italia. La rete è coordinata da un consiglio eletto e da un team tecnico professionale.
Leggi la dichiarazione ufficiale completa
L'Associazione Trentini nel Mondo, con delibera del Consiglio Direttivo riunitosi a Trento il 7 aprile 2025, esprime rammarico e perplessità sia per il contenuto del Decreto Legge n. 36 del 28 marzo 2025, che introduce nuove e stringenti restrizioni alla trasmissione della cittadinanza italiana per discendenza – in particolare per i nati all'estero da genitori italiani – sia per le modalità con cui è stato presentato. Il decreto, che modifica la Legge n. 91 del 5 febbraio 1992, limita la cittadinanza automatica alla seconda generazione e impone la necessità di dimostrare un "legame effettivo" con la Repubblica italiana. Il decreto governativo non solo limita le domande di riconoscimento della cittadinanza per discendenza da parte di coloro che non ne hanno ancora fatto richiesta, ma rende anche più difficoltosa la trasmissione della cittadinanza italiana ai nati all'estero da genitori italiani. Si tratta di una disposizione che Trentini nel Mondo ritiene inaccettabile, in quanto presenta aspetti che sollevano dubbi sulla sua legittimità giuridica, ignora il ruolo degli italiani all'estero e, per di più, appare illogica. Così come è formulata, rischia di causare più danni che benefici all'Italia e agli italiani.
Legittimità giuridica
La Costituzione italiana (articolo 77) stabilisce che i decreti d'urgenza sono consentiti solo in presenza di una reale e comprovata necessità, che nel caso specifico non appare sussistente. Il decreto limita, con effetto immediato, un diritto fondamentale come la cittadinanza, introducendo in modo inedito principi giuridici come il "vincolo effettivo", mai prima considerati nell'ordinamento giuridico italiano in materia di cittadinanza. Il provvedimento rappresenta una riforma senza precedenti dei principi fondamentali che hanno plasmato la cittadinanza italiana per generazioni. È sorprendente e irritante che sia stato promulgato prima della sessione della Corte Costituzionale, prevista per il 24 giugno, che esaminerà la legittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge n. 91 del 5 febbraio 1992 ("Nuove norme sulla cittadinanza"), che riconosce la cittadinanza per discendenza (Iure Sanguinis) ai figli di cittadini residenti all'estero, senza stabilire alcun limite temporale o generazionale. Vale la pena ricordare, inoltre, che la Costituzione non impone alcun requisito di residenza per l'esercizio dei diritti, ma riconosce espressamente il diritto di lasciare il territorio della Repubblica e di farvi ritorno (articolo 16), nonché la libertà di emigrazione (articolo 35).
Il ruolo degli italiani all'estero
Il decreto ignora la lunga tradizione di rispetto e riconoscimento che l'Italia ha sempre dimostrato nei confronti dei suoi emigranti, i quali, attraverso le rimesse inviate dall'estero, sostenevano le famiglie rimaste nel Paese. Il provvedimento ignora la forza collettiva degli italiani all'estero, con conseguenze negative per il nostro Paese e per i rapporti politici, culturali e commerciali. A titolo di esempio, gli stati di Santa Catarina, Paraná e Rio Grande do Sul, in Brasile – dove risiede una numerosa comunità di origine trentina – hanno importato, nel 2024, prodotti Made in Italy per un valore di oltre un miliardo di euro.
Illogicità
Il decreto stabilisce inoltre che il cittadino italiano nato all'estero può trasmettere la cittadinanza ai figli solo se ha risieduto in Italia per almeno due anni prima della nascita di questi ultimi. Per soddisfare questo requisito, il cittadino in questione dovrebbe rientrare in Italia per due anni e poi “reimigrare” prima della nascita dei figli. In altre parole, o ritornano durante i loro anni da minorenni (presumibilmente con i genitori), oppure tornano temporaneamente nel Paese per due anni durante la fase di formazione. Quante persone in Italia possono permettersi di frequentare due anni di università? Sarebbe stato più logico abolire del tutto il principio dello ius sanguinis.
Quali vantaggi?
La conseguenza più evidente del decreto sarà una significativa riduzione del numero degli italiani residenti all'estero, con la progressiva cancellazione di tutti i discendenti di italiani nati fuori dall'Italia e, in prospettiva, il definitivo distacco delle comunità di oriundi che, in tutto il mondo, promuovono e coltivano legami effettivi e affettivi con il nostro Paese. I testi del decreto e delle proposte di legge del Governo, così come sono formulati, ignorano e sminuiscono i valori dell'italianità nel mondo, dove milioni di nostri concittadini contribuiscono quotidianamente alla reputazione internazionale dell'Italia. Grazie a loro il Paese è conosciuto, rispettato e amato in tutti i continenti, lo stile di vita italiano è riconosciuto e apprezzato, i nostri prodotti sono visti come sinonimo di qualità e benessere. L'Associazione Trentini nel Mondo, attiva dal 1957, testimonia l'indissolubile legame identitario e culturale tra il paese d'origine degli antenati e il luogo di residenza dei loro discendenti, testimoniato dall'opera di circoli e singoli che mantengono vivi i rapporti tra le comunità dell'emigrazione e l'Italia.
Cosa è richiesto
Trentini nel Mondo sostiene la richiesta avanzata dall'UNAIE (Unione Nazionale Associazioni di Immigrazione ed Emigrazione) di un incontro con il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per discutere le modifiche da apportare in sede di istruttoria del decreto in Parlamento. In particolare, ritiene essenziale che il diritto alla cittadinanza automatica sia riconosciuto anche ai discendenti di terzo grado, senza richiedere la nascita sul suolo italiano. Per i discendenti oltre la terza generazione, il riconoscimento della cittadinanza italiana dovrebbe essere subordinato all'esistenza di un "legame effettivo" indipendente dalla residenza, come ad esempio una conoscenza di base della cultura italiana, il possesso di un diploma italiano anche conseguito all'estero, la proprietà di beni immobili o mobili in Italia o soggiorni frequenti nel Paese, anche per periodi inferiori a un anno. Chiede inoltre il rafforzamento dei meccanismi di controllo per prevenire i riconoscimenti fraudolenti e l'inasprimento delle sanzioni per chi presenta documentazione falsa.







































