Secondo Sky TG24, Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte per avvelenamento da ricina a Pietracatella a dicembre, è stato interrogato per oltre sei ore presso la stazione di polizia di Campobasso. Secondo indiscrezioni non confermate, gli inquirenti avrebbero inscenato un confronto tra lui e un'amica. Uscendo dall'edificio, interpellato dai giornalisti, Di Vita si sarebbe limitato a dichiarare: "Potete rispondere voi stessi a molte di queste domande".
Le analisi condotte in Germania hanno confermato quanto già accertato dal Centro Antiveleni di Pavia nei mesi precedenti: Gianni Di Vita e sua figlia Alice non erano entrati in contatto con la sostanza. La Procura di Larino aveva richiesto agli specialisti dell'istituto tedesco di effettuare test sierologici per determinare un'eventuale esposizione. L'esito è stato negativo. Il centro è considerato uno dei più avanzati al mondo nello studio dei veleni e aveva sviluppato tecniche in grado di rilevare tracce di ricina anche a distanza di mesi, motivo per cui è stato coinvolto nell'indagine.
Mattia del Zotto, 27 anni, nipote e pronipote delle vittime, è accusato di aver ucciso i nonni e una zia. Dopo l'arresto, i Carabinieri gli hanno mostrato le fiale della sostanza che avrebbe utilizzato. La ricina è una tossina altamente letale estratta dai semi di ricino.
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La Corte Suprema ha ribadito: la cittadinanza nasce con la persona.
- Si è aperto un nuovo fronte legale
- È ancora possibile presentare le istanze.
- Valutazione individuale prima di qualsiasi decisione.







































