Secondo quanto riportato da Sky TG24, gli esami del sangue effettuati dall'Istituto Robert Koch di Berlino hanno escluso qualsiasi contatto con la ricina da parte di Gianni e Alice Di Vita, marito e figlia di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia decedute per avvelenamento a Pietracatella, in provincia di Campobasso. I campioni sono stati prelevati il 1° luglio. L'esito conferma quanto già accertato dal Centro Antiveleni di Pavia.
La procura di Larino ha chiesto a degli esperti tedeschi di effettuare dei test per la ricerca di anticorpi al fine di determinare una possibile esposizione alla sostanza. L'istituto è considerato uno dei centri più avanzati al mondo per lo studio dei veleni e aveva sviluppato tecniche in grado di rilevare tracce di ricina anche a distanza di mesi. Il risultato è stato negativo.
Nei giorni scorsi, la procura ha sequestrato un computer e dieci chiavette USB contenenti dati e file appartenenti a Gianni Di Vita. Il sequestro rientra nell'ambito di un'indagine su cinque medici accusati di omicidio colposo, in cui Di Vita è vittima. Parallelamente, l'indagine si sta concentrando su un duplice omicidio premeditato ai danni di ignoti. Il pubblico ministero Elvira Antonelli ha nuovamente interrogato Alice Di Vita e la stazione di polizia di Campobasso ha continuato a interrogare persone a conoscenza dei fatti.
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La Corte Suprema ha ribadito: la cittadinanza nasce con la persona.
- Si è aperto un nuovo fronte legale
- È ancora possibile presentare le istanze.
- Valutazione individuale prima di qualsiasi decisione.







































