In difesa delle radici italiane dei discendenti brasiliani, l'ambasciatore brasiliano a Roma, Renato Mosca de Souza, ha evidenziato, in un'intervista rilasciata al Giornale di Vicenza, domenica scorsa (27), l'importanza di semplificare il processo di riconoscimento della cittadinanza italiana.
Nato a Ribeirão Preto, San Paolo, con origini italiane di Capracotta, Molise, Mosca de Souza ha sottolineato che facilitare l'accesso alla cittadinanza per i discendenti brasiliani è una questione di apprezzamento storico e culturale.
Per l'ambasciatore, una politica di cittadinanza meno burocratica non solo rafforza i legami storici tra Brasile e Italia, ma soddisfa anche l'attuale domanda italiana di manodopera qualificata.
Secondo lui “molti giovani brasiliani, motivati a vivere e lavorare in Italia, aspettano da anni una risposta. Facilitare l’accesso di questi discendenti al Paese sarebbe vantaggioso per entrambe le parti, consentendo loro di apportare talento ed energia in aree che si trovano ad affrontare una carenza di professionisti”. Mosca de Souza ha fatto questa dichiarazione durante il Premio Pigafetta, promosso dalla Camera di Commercio di Vicenza.
Questa posizione è particolarmente significativa per gli italo-brasiliani, poiché proviene dal principale rappresentante del governo brasiliano in Italia.
Alla domanda se è favorevole a semplificare e accelerare il processo di riconoscimento per migliaia di discendenti brasiliani, anche se ciò potrebbe renderlo difficile per alcuni comuni, ha risposto:
“Stiamo parlando di 60mila persone in dieci anni, numeri non impossibili. Capisco che alcuni piccoli Comuni, nella ricerca e nella produzione dei documenti, incontrino difficoltà, ma guardiamo un altro aspetto: perché negare la possibilità di venire a lavorare in Italia a tanti giovani brasiliani motivati che cercano lavoro? Gli ordini sono fermi da 10 anni. Naturalmente, ogni caso è diverso. In questi giorni ho letto e sentito parlare di tante aziende italiane che non riescono a trovare lavoratori: credo che possiamo restituire all'Italia quello che abbiamo ricevuto un secolo fa, in termini di genio e intraprendenza. I brasiliani di origine italiana possono contribuire alla crescita del Vicentino e del Veneto; Si tratta di un’immigrazione legale e mirata che non dovremmo respingere. Conosciamo anche il tema dell'immigrazione clandestina in Brasile, dove arrivano venezuelani, coreani e afghani che, facendo scalo nel nostro aeroporto, si dichiarano rifugiati. Allora non è meglio favorire un flusso di persone che imparino l’italiano e che possano contribuire a ripopolare alcune città vuote e alcune aziende che hanno bisogno di manodopera?”
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