Buone notizie per chi discende dal popolo trentinoIl Consiglio provinciale di Trento ha approvato all'unanimità una proposta che chiede al Parlamento e al Governo di riaprire la procedura per il riconoscimento della cittadinanza ai discendenti degli emigranti precedenti al 1918. Maggioranza e opposizione hanno votato insieme, un evento raro su una questione che spesso divide la politica italiana.
La decisione, per ora, non modifica la legge. Ma trasforma l'intera Provincia in portavoce ufficiale della causa a Roma, con il peso di un consenso che trascende ogni partito. Per le comunità trentine in Brasile e Argentina, si tratta del segnale politico più forte dalla riforma del 2025.
Un'ingiustizia storica che è già stata corretta una volta.
Coloro che lasciarono il Trentino tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento partirono da un territorio che ancora apparteneva a... Impero austro-ungaricoQuegli emigranti non erano cittadini italiani e, pertanto, i loro discendenti non possono dimostrare la continuità richiesta dalle norme comuni dello jure sanguinis.
Esiste tuttavia un precedente incoraggiante. La legge 379 del 2000 ha creato una procedura straordinaria che ha permesso a oltre 7 persone di ottenere la cittadinanza italiana. Roma ha già riconosciuto questa storia una volta. La proposta ora chiede che venga riconosciuta nuovamente, dopo che la riforma del marzo 2025 ha chiuso ancora una volta le porte a queste comunità.
«Non chiediamo privilegi territoriali, ma il riconoscimento di una particolare traiettoria storica», ha riassunto l'autore della proposta, il consigliere comunale Michele Malfer (Campobase).
Il movimento è in crescita da dieci mesi.
Il voto corona una mobilitazione che ha preso slancio dal settembre 2025. quando Malfer presentò la proposta al Consiglio provincialeNel febbraio 2026, il Consiglio regionale Trentino-Alto Adige ha approvato un testo simile, chiedendo l'eliminazione delle restrizioni su Decreto Legge 36/2025 per i discendenti degli emigranti partiti prima del 1920. Ora i due livelli istituzionali del territorio parlano la stessa lingua.
Il sostegno del governo provinciale è giunto tramite il consulente. Mattia Gottardi, che ha sottolineato il valore storico, culturale e identitario della proposta e ha ricordato il dibattito alla Conferenza Mondiale del Popolo Trentino. Stefania Segnana ha citato la missione istituzionale in Brasile per il 150° anniversario dell'emigrazione trentina. Walter Kaswalder ha evidenziato le disparità che la nuova norma ha creato all'interno delle famiglie stesse.
Il dibattito ha toccato anche il tema della cittadinanza per i figli di immigrati residenti in Italia. Consiglieri come Francesca Parolari e Lucia Coppola si sono espressi a favore di un ampliamento del riconoscimento del diritto di appartenenza, mentre Mirko Bisesti e Daniele Biada hanno preferito mantenere separate le due questioni.
Nella sua replica, Malfer ha ribadito che la proposta corregge un'anomalia storica e giuridica senza creare privilegi. Se approvato, il testo obbliga la Provincia a richiedere l'intervento nazionale. La decisione ora spetta a Roma, ma questa volta è accompagnata da un messaggio unanime proveniente dalla terra in cui tutto ebbe inizio.
Che cos'è una "proposta di voto"?
Si tratta di uno strumento politico dei consigli provinciali e regionali italiani. Attraverso di esso, l'ente locale richiede formalmente al Parlamento e al governo centrale di intervenire su una questione che esula dalle loro competenze. Il documento non è vincolante per Roma e non prevede una scadenza per la risposta. Il suo peso è politico: maggiore è il consenso nell'approvazione, maggiore è la pressione sul potere centrale. Fu un movimento di questo tipo a spianare la strada, in passato, alla Legge 379/2000.
(Con informazioni da L'Adige, Più Democrazia in Trentino e Unione delle Famiglie Trentine all'Estero)






































Cida
14 luglio 2026 alle 15:47
Ciao a tutti! Questa è un'ottima notizia: puoi ottenere la cittadinanza lì! Per jure sanguinis più velocemente.