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Cittadinanza

Cresce la pressione da parte degli alleati del governo per cambiare le regole sulla cittadinanza italiana

Foto: italianità

L’Italia ha una delle regole più indulgenti tra i paesi dell’Unione Europea

In risposta al crescente numero di domande di cittadinanza italiana, si sta intensificando la mobilitazione tra i membri del governo formato dalla coalizione tra Movimento Cinque Stelle (M5S) e Lega per far rivedere le norme sul riconoscimento della cittadinanza italiana.

I giornali di diverse parti d'Italia ascoltano i corregionari e pubblicano regolarmente notizie sull'argomento, come il numero crescente di richieste di cittadinanza, la facilità del processo o la partecipazione di funzionari e aziende ad atti di corruzione.

In un'intervista con Il Giorno, da Pavia, il consigliere della Lega, Matteo Mognaschi, ha detto che intende scrivere al ministro dell'Interno, Matteo Salvini, per chiedere una presa di posizione. «Nessuno vuole trovare ad ogni costo qualcosa di illegale, ma alcune operazioni effettuate nel recente passato, in altre località d'Italia, fanno riflettere».

Fa riferimento ai casi di Ospedaletto Lodigiano, dove più di 1100 brasiliani hanno perso la cittadinanza a causa di frodi nella loro residenza, e di Augusta, a Siracusa, nel Sud Italia, dove la polizia ha arrestato sette persone accusate di aver commesso reati nel processo di illegalmente altri 500 brasiliani.

Secondo lui non c'è alcun problema nel rispettare la legge esistente. “È positivo che queste persone abbiano origini italiane, ma penso che l'uso di questo tipo di regole debba essere monitorato. Penso che potrebbe essere un inizio.

Pur appartenendo alla Lista Civica, partito di opposizione all'attuale governo, Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo, in provincia di Belluno, afferma di non voler boicottare i diritti dei discendenti, ma chiede un cambiamento. "Dobbiamo proteggere chi richiede la cittadinanza e si sente veramente legato al territorio da chi cerca il passaporto per altri motivi. Qualcuno deve aiutare i Comuni, che non riescono a gestire questa situazione. La questione è politica", afferma.

L’Italia ha una delle regole più indulgenti tra i paesi dell’Unione Europea. Ci sono poche limitazioni per richiedere la cittadinanza.

Ma cambiare la legge attuale, in vigore dal 13 giugno 1912, non sarà un compito facile.

Per Daniel Tadonne, sociologo laureato all’Università di San Paolo (USP) e candidato alla Camera dei Deputati italiana alle ultime elezioni, un adeguamento delle regole potrebbe anche essere positivo per accogliere alcune questioni, ma un legge approvata nel 2019 Non si può togliere un diritto a chi ci è nato. “La legge dice che siamo nati italiani. Il diritto è già assicurato e il riconoscimento della cittadinanza è solo uno prova documentario".

Secondo lui, cercare di sopprimere questo diritto costituisce una grave violazione di un principio fondamentale. “La cittadinanza non è una concessione o un atto discrezionale dello Stato, ma un diritto da risolvere. Se è un discendente e possiede i requisiti, lo Stato deve mantenerlo. Qualsiasi legge che passi attraverso la revisione delle garanzie e dei diritti costituzionali non potrà mai essere retroattiva”, aggiunge.

Il possibile cambiamento ha destato preoccupazione

L'anno scorso un emendamento del senatore Claudio Micheloni, del Partito Democratico (PD), eletto in Svizzera, prevedeva che la cittadinanza fosse concessa solo ai discendenti fino alla seconda generazione, cioè solo ai figli e ai nipoti degli italiani. I pronipoti potevano richiedere il riconoscimento solo tra i 18 e i 22 anni.

Inoltre, il senatore ha voluto richiedere una conoscenza base della lingua italiana e aumentare il compenso richiesto per il processo da 300 a 400 euro. L'importo era stato istituito nel 2014, per finanziare i consolati e accelerare l'evasione delle richieste, ma non ha avuto alcun effetto pratico.

Poco prima del voto, lo stesso Micheloni lo ha cancellato dall'ordine del giorno.

L'emendamento arrivò in un momento in cui il PD, guidato dall'allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, stava cercando di introdurre nella legislazione il principio dello jus soli (diritto al territorio), una misura che incontrò resistenze nell'ala conservatrice del Parlamento.

Il progetto intendeva consentire anche ai figli di stranieri nati in Italia di avere diritto alla cittadinanza, purché rispettino alcuni requisiti relativi alla permanenza sul suolo italiano. Così com'era, il testo non ha cambiato il jus sanguinis.

da Reginaldo Maia/Italianismo 

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