L'Italia potrebbe indire un referendum sul ritorno dell'energia nucleare Nel 2028 o nel 2029. Questa la previsione del Ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che ha parlato con i giornalisti domenica durante un evento sull'energia a Torino.
L'annuncio arriva nella stessa settimana in cui il Senato italiano dovrebbe dare l'approvazione definitiva a una legge che autorizza l'uso dell'energia nucleare nel paese, basato su piccoli reattori modulari.
Secondo il ministro, sottoporre la questione a una consultazione popolare è un modo per garantire la partecipazione dei cittadini al processo decisionale. Ha affermato che la priorità del governo è offrire chiarezza e trasparenza in merito al piano di ripresa della produzione di energia nucleare.
Secondo la proposta in esame, il ritorno all'energia nucleare avverrebbe tramite piccoli reattori modulari, una tecnologia considerata più flessibile rispetto alle grandi centrali elettriche tradizionali. Tuttavia, si prevede che i primi impianti entrino in funzione solo tra il 2033 e il 2034.
Due precedenti rifiuti
L'Italia ha già abbandonato l'energia nucleare due volte per decisione popolare. La prima volta è stata nel 1986, poco dopo il disastro di Chernobyl nell'allora Unione Sovietica. La seconda volta è stata nel 2011, lo stesso anno dell'incidente di Fukushima in Giappone.
Questa vicenda storica aiuta a spiegare perché il governo stia ora puntando su un nuovo referendum per legittimare la ripresa delle attività. La data non è ancora stata fissata, ma il ministro sta valutando la possibilità di tenere la consultazione nel 2028 o nel 2029.
Anche la tempistica del piano rimane incerta. Persino con la probabile approvazione della legge questa settimana, la produzione di energia sul suolo italiano dipenderebbe comunque da anni di costruzione e ottenimento delle autorizzazioni prima che qualsiasi centrale elettrica possa entrare in funzione.






































