da Daniele Taddone
La scorsa domenica (13/10/2024) ha segnato la scomparsa di un grande nome della pubblicità brasiliana. Forse il suo nome più grande di tutti i tempi. Il paulistano Washington Olivetto morì a Rio de Janeiro all'età di 73 anni.
I suoi successi nella pubblicità sono noti a tutti i brasiliani di età superiore ai trent'anni. Menzione speciale a “Bombril boy” e “il mio primo reggiseno”. Nella sua biografia non può mancare anche il lungo rapimento avvenuto nel 2001, quando trascorse quasi tre mesi in prigionia.
Ma parliamo di Origini italiane, e non solo, da Olivetto. In tutte le interviste in cui ha parlato delle sue origini, il pubblicista ha riportato due fatti riguardanti la sua genealogia: un povero “bis-bisnonno” nato nella ridente località turistica di Portofino nel Liguria e la nonna materna Lucia che, secondo le sue parole, era una “principessa miliardaria”.
Questi due “fatti” riportati da Olivetto, come possiamo sospettare, erano del tutto fantasiosi. Non so se fossero sue creazioni o se fossero quelle “storie di vecchie comari” che i nonni amano raccontare.
Entrambi i genitori di Olivetto sono nati nel quartiere di Santa Ifigênia, nel centro della città di San Paolo. Nonno Olivetto nacque a Piracicaba, figlio di due veneziani provincia di Padova che sono già emigrati sposati in Brasile.
Il suo bisnonno, Paolo Olivetto, e il suo trisavolo, Marco Olivetto, il cosiddetto “povero trisavolo di Portofino”, non misero mai piede nella cittadina ligure. Erano semplici contadini veneti come le centinaia di migliaia che emigrarono in Brasile. Sua nonna paterna, Judite Loureiro, era forse di origine portoghese.
Per parte di madre Olivetto era interamente discendente di lucani originari di Tolve. Sua madre, Antonia, era figlia di Gerardo Santorsa e Lucia Tamburrino, arrivati in Brasile nel 1927 con il primogenito Nicola. Questa nonna Lucia sarebbe la “principessa miliardaria” dei racconti di Olivetto.
Nonna Lucia, infatti, apparteneva ad un ceto sociale superiore a quello del nonno. Il padre di Lucia, Alessandro Tamburrino, era un “civile”, cioè residente nell'area urbana di Tolve. Non era un contadino. Probabilmente possedeva la casa in cui viveva. Lucia però non era la principessa di niente ed era ben lontana dall’essere una miliardaria. E, naturalmente, non è stata nemmeno “rapita” da Gerardo per potersi sposare in fuga.
I fantastici racconti di Olivetto sulla sua genealogia sono deliziosi, ma sono anche un importante promemoria del fatto che nello studio serio della genealogia non dovremmo mai fare affidamento sui resoconti orali di membri della famiglia o soggetti di ricerca. La mente delle persone è spesso molto fertile per inventare un passato che non è mai esistito. E non esiste genealogia reale che possa resistere al fascino di un “bis-bisnonno di Portofino” o di una principessa e nonna miliardaria.
* Daniele Taddone è sociologo, laureato all'Università di San Paolo, genealogista e consigliere del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all'Estero).
Pubblicato originariamente su Insieme Magazine.






































