Il Tribunale di Venezia ha istituito una task force per gestire l'arretrato di 19.003 casi relativi alla cittadinanza italiana per discendenza.
Questa misura risponde all'obiettivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). che richiede una riduzione del 90% dei casi pendenti entro il 30 giugno 2026 — e raggiungere l’obiettivo dell’Unione Europea
Il rafforzamento include 22 giudici assegnati al lavoro da remoto, a supporto dei 15 magistrati permanenti della sezione Immigrazione. Si prevede che ogni giudice emetta almeno 50 sentenze al mese, anche se la maggior parte sarà redatta fuori Venezia, in città come Torino, Firenze e Crotone.
Obiettivi ambiziosi
La decisione arriva dopo che è stato constatato che il tribunale veneziano è uno dei più oberati d'Italia. Si stima che l'80% dei casi civili riguardi questioni legate all'immigrazione, come le domande di cittadinanza. ius sanguinis — un diritto trasmesso per via ereditaria.
Sebbene il decreto Tajani abbia limitato i criteri per il riconoscimento della cittadinanzaTuttavia, il numero di casi non è stato ridotto proporzionalmente. Secondo il rapporto annuale del Ministero della Giustizia, il tempo medio per la conclusione dei casi è diminuito solo del 20,1%, la metà dell'obiettivo concordato con l'Unione Europea.
Responsabilità e struttura
I giudici prestano servizio in quattro sezioni distinte: Prima, Seconda, Affari e Lavoro. I nomi sono stati selezionati tramite avviso pubblico dal Consiglio Superiore della Magistratura, ma Solo 165 dei 500 professionisti previsti hanno accettato di fare volontariato.
Ogni giudice si pronuncerà anche su cause civili attinenti alla propria area di competenza, come fallimenti ed eredità. Tuttavia, le cause relative alla cittadinanza hanno la priorità, in quanto considerate "più facili da risolvere".
Misure complementari
Sono in fase di attuazione altre strategie per accelerare la trattazione dei casi. Tra queste, la sostituzione delle udienze in presenza con dichiarazioni scritte, come previsto dal Codice di Procedura Civile. Questa procedura è già in vigore a Venezia, Brescia, Ancona e Napoli.
Si sta inoltre valutando l'inclusione dei giudici di pace, che svolgono la funzione di magistrati onorari, nell'esame di queste richieste. Questa alternativa dipende da una nuova risoluzione recentemente approvata dal Consiglio superiore della magistratura.


















































