Vivere e lavorare in Italia è l'obiettivo di molti brasiliani, ma ottenere un visto può rappresentare una sfida importante per chi proviene da fuori dall'Unione Europea.
Con uno dei tassi di disoccupazione più alti dell'UE, il Paese sta adottando misure per proteggere il mercato interno, dando priorità all'occupazione per italiani ed europei. Ciononostante, esistono modi legali per lavorare in Italia, anche come cittadini di un Paese extra-UE.
Di seguito, ecco i principali tipi di visti di lavoro disponibili nel 2026.
Visto basato sulle quote (decreto Fossi)
Il sistema delle quote in Italia, denominato decreto FlussiIl Regno Unito rilascia ogni anno un numero limitato di visti per stranieri non europei. Nel 2026, il governo prevede di rilasciare 164.850 permessi, con ulteriori 332.700 previsti entro il 2028.
Sebbene il numero possa sembrare elevato, la maggior parte delle posizioni vacanti riguarda settori come l'agricoltura, l'ospitalità, l'assistenza domiciliare e l'industria pesante. Inoltre, la domanda di assunzione deve essere presentata dal datore di lavoro italiano. Le posizioni vacanti si riempiono in genere in pochi minuti, in quella che viene definita [frase poco chiara/incompleta]. Clicca sul giorno.
Il decreto include anche il visto per i lavoratori autonomi. Nel 2026 ne saranno concessi solo 650, alcuni dei quali riservati a cittadini di specifici Paesi.
Visto per i nomadi digitali
Lanciato nell'aprile 2024, il visto per nomadi digitali ha aperto una nuova possibilità per i lavoratori da remoto. Per candidarsi, è necessario dimostrare un reddito annuo di almeno 25.000 euro, un'assicurazione sanitaria, una laurea o un'esperienza equivalente e un posto dove vivere in Italia.
Sebbene i requisiti sembrino gestibili, i consolati sono liberi di imporre criteri aggiuntivi. Uno dei primi candidati approvati ha descritto il processo come "un inferno".
Questo visto non è soggetto a decreto Flussi.
Carta blu UE
Creata nel 2009, la Carta Blu consente ai professionisti altamente qualificati di lavorare in Italia. I requisiti includono: laurea, offerta di lavoro di almeno sei mesi, stipendio di almeno 35.500 euro e riconoscimento dei titoli di studio in Italia.
Il datore di lavoro è colui che richiede il documento iniziale (nulla osta), la cui emissione può richiedere fino a 90 giorni.
Visto per trasferimento aziendale interno
L'articolo 27 del Testo Unico sull'Immigrazione prevede eccezioni al sistema delle quote, come il visto ICT (trasferimento intra-aziendale). È rivolto a chi ha già lavorato per almeno tre mesi in un'azienda con una filiale in Italia.
Dal 2023 è disponibile anche una nuova tipologia di visto per i lavoratori di aziende con sede o filiali in Italia. Il visto ha una validità massima di un anno, con possibile estensione a tre anni per dirigenti e personale specializzato.
Altre eccezioni includono insegnanti, ricercatori, traduttori, interpreti, giornalisti stranieri, artisti e professionisti dello spettacolo.
Visti per investitori e imprenditori
Il visto per investitori consente l'ingresso legale in Italia con un investimento minimo di 250.000 €. start-up500.000 euro in una società a responsabilità limitata, 1 milione di euro in un progetto filantropico o 2 milioni di euro in titoli di Stato.
Non è necessario essere residenti a tempo pieno in Italia e il pagamento deve essere effettuato solo tre mesi dopo l'approvazione del visto.
Gli imprenditori possono anche richiedere un visto per start-up, che richiede un capitale iniziale di 50.000 € per avviare un'attività innovativa o di 100.000 € per entrare in una [nuova attività/settore]. start-up già esistente.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web del Ministero degli Affari Esteri italiano.
Visto per Italo-discendenti (Decreto Tajani)
A partire dal 2026 l'Italia avrà un nuovo visto di lavoro rivolto esclusivamente ai discendenti di italianiLe norme dettagliate saranno pubblicate a febbraio, secondo quanto annunciato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il visto rientra nell'attuazione del cosiddetto Decreto Tajani, approvato a marzo e convertito in legge a maggio 2025. Prevede l'ingresso agevolato per i discendenti di italiani che hanno la cittadinanza in Paesi con una forte presenza di emigranti italiani, al di fuori del tradizionale sistema delle quote migratorie.
Sulla base dei dati del registro AIRE fino al 31 dicembre 2024, sono stati inclusi sette paesi: Brasile, Argentina, Stati Uniti, Australia, Canada, Venezuela e Uruguay.
La principale novità è che non ci saranno limiti al numero di permessi di soggiorno per questi cittadini. Dopo due anni di residenza legale in Italia, sarà possibile richiedere la cittadinanza italiana attraverso la naturalizzazione agevolata.
Questa misura fa parte della politica di recupero dalla radice italianache mira a rafforzare i legami con i discendenti degli italiani all'estero e a ridurre il volume delle cause legali relative al riconoscimento della cittadinanza per discendenza.

























































