la relazione annuale Italiani nel mondoLa Fondazione Migranti avverte che i 6,4 milioni di cittadini italiani residenti all'estero sono sempre più disconnessi dalla cultura e dalle informazioni prodotte nel loro Paese d'origine.
Presentato l'11 novembre 2025 a Roma, il rapporto giunge alla sua ventesima edizione con il titolo "Oltre la fuga: talenti, cervelli o armi?". Lo studio, di oltre 600 pagine, è coordinato dalla sociologa Delfina Licata.
Attualmente, un italiano su otto vive all'estero. Questo gruppo rappresenta il 12% della popolazione nazionale, superando il numero di stranieri residenti nel Paese. In numeri assoluti, gli italiani all'estero sono 6.412.752, a fronte di 5,4 milioni di immigrati sul suolo italiano.
I giovani lasciano il Paese in cerca di opportunità.
Tra gennaio e dicembre 2024, 123 persone si sono iscritte all'AIRE, l'anagrafe ufficiale degli italiani residenti all'estero. Questo rappresenta un aumento del 38% rispetto all'anno precedente.
La maggior parte degli emigranti ha un'età compresa tra i 18 e i 34 anni, è single e lascia il Paese in cerca di un lavoro stabile, opportunità di crescita e una migliore qualità della vita. Partono da tutte le province italiane, con destinazioni come... Germania, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Francia in testa alla lista.
Negli ultimi 20 anni si sono registrate 1,6 milioni di partenze a fronte di 826 rientri. Questo saldo migratorio negativo rafforza il trend di una mobilità internazionale continua e strutturale, che non è più un evento isolato ma una caratteristica ricorrente della società italiana.
Una critica alla narrazione della "fuga dei cervelli".
Il rapporto mette in discussione l'uso dell'espressione "fuga dei cervelli", considerata semplicistica e riduttiva. Secondo gli autori, il termine trasforma complesse traiettorie di vita in una visione drammatica ed emotiva, che può generare sensi di colpa o di esclusione.
La Fondazione Migrants propone un cambio di narrazione: valorizzare la circolazione delle conoscenze, la diversità culturale e il potenziale di ogni emigrante. "Non basta trattenere o rimpiangere i giovani; è necessario coinvolgerli nella costruzione di visioni collettive", afferma lo studio.
Mancanza di attenzione da parte dei media pubblici e delle politiche culturali.
Nonostante la crescita costante della diaspora italiana, il Paese non riesce a tenere il passo con questo movimento attraverso politiche pubbliche o investimenti nella comunicazione e nella cultura.
La RAI, l'emittente pubblica italiana, offre pochi programmi rivolti alle comunità all'estero. La sua portata globale è limitata e la rappresentazione mediatica degli italiani all'estero è rara e spesso caricaturale.
Il sostegno a giornali, radio e televisioni in lingua italiana all'estero è considerato insufficiente. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e il Ministero degli Affari Esteri stanziano budget ridotti per la promozione della cultura italiana all'estero, compromettendo la diffusione dell'identità nazionale e il rafforzamento della comunità italiana all'estero.
La dimenticata “XXI Regione” d’Italia
La metafora più forte dal rapporto È vista dagli italiani all'estero come una "21a Regione" del Paese. Un territorio simbolico con milioni di cittadini, eppure ignorato politicamente, culturalmente e mediaticamente.
Questa assenza è vista come uno spreco di potenziale. Secondo lo studio, con una politica culturale innovativa e una strategia di comunicazione efficace, la comunità italiana all'estero potrebbe trasformarsi in un vero e proprio laboratorio di scambio e rafforzamento dell'identità nazionale.
📊 In numeri
Aumento in 106% degli italiani all'estero dal 2006
6,4 milioni degli italiani residenti all'estero
Rappresentano 12% del numero totale dei cittadini italiani
123 1000 Si sono trasferiti nel 2024 a causa dell'espatrio.
Crescita di + 38% in emigrazione in un anno
54% Vivono in Europa, 41% nelle Americhe
990 1000 Gli italiani vivono in Argentina.
849 1000 Si trovano in Germania.
18-34 anni Questa è la fascia d'età con il tasso di emigrazione più elevato.
Migrazione netta negativa di -817 mila negli ultimi 20 anni





































