Le aziende italiane non riescono a coprire il 46% delle posizioni aperte nel Paese. La difficoltà è ancora maggiore tra i neolaureati, dove il divario raggiunge il 51%.
I dati sono contenuti nel secondo rapporto elaborato da Cnel e Unioncamere, in collaborazione con l'Istat, secondo quanto riportato dall'Istat. Corriere della SeraLo studio analizza le dinamiche di mercato del lavoro e la discrepanza tra le competenze disponibili e le esigenze delle aziende.
Secondo il rapporto, "Lo squilibrio tra domanda di lavoro e disponibilità di personale resta un fattore critico per le aziende, nonostante una leggera riduzione delle difficoltà di reclutamento dal 48,4% al 46,1% nella seconda metà del 2025".
Settori con maggiore difficoltà
Il settore edile è quello che si trova ad affrontare le sfide più grandi: oltre il 60% dei posti vacanti è considerato difficile da ricoprire.
I settori metallurgico ed elettronico segnalano una difficoltà di assunzione del 59,2%.
Nel settore dei servizi, i problemi sono più evidenti nell'informatica e nelle telecomunicazioni, con un tasso del 51,4%. Il turismo e la ristorazione presentano un tasso del 46,9%, considerato ancora elevato.
Profili più colpiti
Gli ostacoli più grandi si concentrano nell'assunzione di responsabili e lavoratori qualificati.
Gli impiegati amministrativi e i professionisti non qualificati, d'altro canto, incontrano livelli di difficoltà minori.
Il rapporto indica che, nonostante una leggera riduzione dell'indice di carenza complessivo, lo squilibrio tra domanda e offerta di lavoro rimane strutturale in diversi settori dell'economia italiana.






























































