Il vescovo di tre diocesi in provincia di Caserta, nel Sud Italia, ha deciso di sospendere la presenza di padrini e madrine in occasione di battesimi, cerimonie e riti di iniziazione cristiana degli adulti, ritenendo che attualmente abbiano “perso il loro valore originario”.
Il provvedimento sperimentale, che durerà inizialmente tre anni, è stato annunciato dal vescovo della diocesi di Teano-Calvi, Alife-Caiazzo e Sessa Aurunca, Giacomo Cirulli, e sarà promulgato il 20 marzo.
“Nell'attuale contesto socio-ecclesiale, il ruolo dei padrini e delle madrine, nella maggior parte dei casi, ha perso il suo valore originario perché sono presenti solo a quella celebrazione”, si legge nella decisione.
Secondo il religioso, la figura del padrino e della madrina nel battesimo e nella cresima “consiste nell'accompagnare i catecumeni o cresimati durante tutto il cammino di fede e non solo nel momento della celebrazione del Sacramento. Attualmente, però, tale ruolo ha perso quasi del tutto il suo significato, riducendosi a una sorta di obbedienza formale o di consuetudine sociale.”, “La sospensione in via sperimentale non vuole sminuire il valore di queste figure, ma rappresenta un tentativo di il vescovo a recuperare la sua identità e missione”, aggiunge il testo.
Cirulli, 71 anni, di Cerignola, ha incaricato gli uffici liturgici delle tre diocesi “di monitorare, durante questo triennio, l'andamento della nuova prassi e, allo stesso tempo, di studiare possibili nuove forme di accompagnamento, che recuperare il vero significato ecclesiastico dell’ufficio di padrino e di madrina”.
La sospensione entrerà in vigore il 9 aprile, ma è prevista una proroga fino alla prossima solennità di Pentecoste. “I parroci hanno la facoltà di rilasciare o meno l'autorizzazione per la celebrazione dei sacramenti del battesimo e della cresima fuori del territorio diocesano”, si legge nella nota.
Infine il vescovo, che ricorda che la presenza di queste figure era già indicata come non obbligatoria dal Codice di diritto canonico, raccomanda che tale autorizzazione “sia concessa per giusti motivi e per ragioni estranee alla presenza dei padrini e delle madrine”. (ANSA)






































