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Cittadinanza

'Revocata la cittadinanza italiana senza preavviso': l'Avvocato generale dell'UE contesta il decreto Tajani

Vincenzo Valentini contesta il decreto Tajani e denuncia violazioni dei diritti umani.

Vincenzo Valentini contesta la nuova legge sulla cittadinanza italiana e sottolinea i rischi costituzionali.
Vincenzo Valentini contesta la nuova legge sulla cittadinanza italiana e sottolinea i rischi costituzionali.

Il referendum della Corte di giustizia dell'Unione europea, una sorta di avvocato generale, Vincenzo ValentiniHa sottolineato con enfasi i rischi del decreto legge 36/25, noto come decreto Tajani, che ha modificato le norme sulla cittadinanza italiana lo scorso anno.

Durante un seminario tenutosi questo venerdì (6)Nel suo intervento al Consiglio Nazionale Forense di Roma, Valentini ha affermato che la nuova normativa potrebbe contraddire il diritto europeo e compromettere i principi costituzionali.

"Limitare la cittadinanza per mantenere un legame più forte ed efficace con il Paese può anche essere un obiettivo legittimo. Ma questo deve superare il test della proporzionalità", ha affermato l'esperto legale.

Secondo lui, sebbene gli Stati membri dell'Unione Europea abbiano il potere di definire chi sono i propri cittadini, queste decisioni non possono ignorare le loro conseguenze nel contesto europeo.

"Non si tratta di stabilire chi è cittadino italiano nell'Unione Europea. Si tratta di garantire che la legislazione nazionale, quando incide sullo status europeo, rispetti i principi fondamentali dell'Unione", ha spiegato.

Critiche alla retroattività

Valentini ha affermato che il punto più critico del decreto risiede nella rigidità del termine, che impone agli interessati di presentare domanda di riconoscimento della cittadinanza entro le 23:59 del giorno precedente l'entrata in vigore della norma.

"Siamo di fronte a una revoca tacita della cittadinanza precedentemente acquisita e, cosa ancora peggiore, senza concedere alcun lasso di tempo ragionevole alle persone interessate per reagire", ha affermato.

Ha aggiunto: "È come se lo Stato dicesse: non sei mai stato un cittadino, anche se fino a ieri avevi tutti i documenti richiesti e soddisfacevi tutti i requisiti".

Ha inoltre criticato l'assenza di una norma transitoria: "È possibile attuare una riforma strutturale, anche con effetti retroattivi, ma i cittadini devono avere a disposizione un lasso di tempo proporzionale e ragionevole per esercitare la loro scelta in modo libero e consapevole".

Diritto e cittadinanza europea

Valentini ha sottolineato che l'articolo 20 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea riconosce la cittadinanza europea a tutti i cittadini degli Stati membri. Pertanto, qualsiasi modifica legislativa che modifichi tale status deve seguire standard comuni.

Per giustificare la sua analisi, ha citato la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, in particolare la sentenza X del 2021. Secondo lui, la decisione ha stabilito criteri vincolanti che devono essere rispettati da qualsiasi Stato:

"È necessario garantire ai cittadini un lasso di tempo ragionevole per richiedere protezione, consentire un accesso effettivo alla procedura di richiesta e prevedere la possibilità di una revisione individuale della proporzionalità."

Valentini ha evitato con cura di esprimere giudizi definitivi sulla costituzionalità del decreto, ma ha espresso chiaramente la sua preoccupazione per il modo in cui era stato redatto.

"Il problema non è se la misura sia legittima in teoria. È se consenta un accesso effettivo alla tutela giuridica e se consenta una valutazione proporzionata caso per caso", ha affermato.

Nel concludere il suo intervento, il giurista ha sottolineato la responsabilità della Corte costituzionale nel giudicare se il decreto legge 36/25 sia conforme all'articolo 117 della Costituzione italiana, che impone il rispetto dei trattati internazionali e del diritto dell'Unione europea.

"Non propongo soluzioni. Propongo domande. Ed è su questo che prospera il diritto: sulla riflessione costante su ciò che è giusto e proporzionato", ha concluso.

L'udienza della Corte Costituzionale sul decreto Tajani è previsto per il giorno Marzo 11La decisione potrebbe definire il futuro della cittadinanza italiana per discendenza, con ripercussioni dirette per milioni di persone di origine italiana in tutto il mondo.

5 recensioni

1 Commento

  1. Ademir

    7 febbraio 2026 alle 13:26

    Se conosco bene questo Paese, non sarà deciso nulla entro questa data, e programmeranno un referendum o qualcosa del genere per l'anno prossimo. Devono imparare dai francesi come si fa.

  2. Ricardo Dedini

    7 febbraio 2026 alle 20:13

    È come avere sangue italiano ma non essere italiano; chi è entrato prima della legge viene riconosciuto. È come essere figlio d'Italia e, secondo la legge, non esserlo più.
    Politica?
    Credo che la revoca delle origini italiane in tutto il mondo non possa finire; forse molti discendenti sono più italiani di molti altri.

  3. Maria Celeste Galvani

    7 febbraio 2026 alle 22:36

    Noi italo-brasiliani siamo immensamente orgogliosi di appartenere a un passato che un giorno è arrivato qui. Con molte battute d'arresto durante il viaggio e poi su un terreno solido. Oggi vediamo la storia morire dentro di noi. L'Italia potrebbe ben incoraggiare il ritorno di una popolazione giovane e discendente. Sarebbe un modo per fare ammenda a coloro che sono arrivati ​​e non sono potuti tornare, nonostante il loro grande rimpianto.

  4. Judson Andreati

    8 febbraio 2026 alle 14:02

    Tutto questo perché i dipendenti comunali riescono a essere anche peggiori dei dipendenti pubblici brasiliani (tra pigrizia, orario ridotto, infiniti giorni di malattia per l'influenza, uscite per un caffè e una sigaretta), la giornata lavorativa è già finita.

  5. Cintia Bergamin Santana Dias

    8 febbraio 2026 alle 23:33

    Credo anche che molti nipoti come me siano vittime di violenza, come è già stato detto in passato. I miei bisnonni furono costretti a lasciare la loro terra e a dirigersi verso l'ignoto, il nostro Brasile. Oggi vogliamo andare in Italia e anche lì non siamo i benvenuti. È una cosa triste; stanno davvero disonorando i nostri antenati.

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