Solo il 22,7% degli italiani ha votato il primo giorno del referendum che propone di ridurre il periodo minimo di residenza per le domande di cittadinanza italiana per naturalizzazione da 10 a 5 anni. Le votazioni, iniziate domenica 8, proseguiranno fino a lunedì 9, con chiusura alle 15:00 (ora locale).
Il referendum richiede un quorum superiore al 50% affinché il risultato sia legalmente valido. Se tale numero non viene raggiunto, i voti, anche se maggioritari, saranno ignorati.
Secondo il Ministero dell'Interno le regioni con la più alta affluenza alle urne sono state Toscana (29,98%) ed Emilia-Romagna (28,86%). Trentino Alto Adige (16,13%), Calabria (16,22%) e Sicilia (16,32%) hanno registrato le quote più basse.
Oltre alla proposta sulla cittadinanza, si sono svolti altri quattro referendum, tutti relativi alla legislazione del lavoro. L'affluenza media nazionale alle urne è stata anch'essa di circa il 22,7%.
Secondo le stime della stampa italiana, si prevede che il tasso di partecipazione finale raggiungerà al massimo il 35%.

Dal 1974, solo 39 dei 77 referendum tenuti in Italia hanno raggiunto il quorum. Negli ultimi 30 anni, solo quattro hanno ottenuto la convalida.
Gli analisti politici attribuiscono la bassa affluenza alle urne alla posizione del governo, guidato dal Primo Ministro Giorgia Meloni, che ha sconsigliato alla popolazione di recarsi alle urne. La coalizione di destra considera le questioni "pericolose" e ha proposto il boicottaggio come strategia.
"Non sono d'accordo con il contenuto dei referendum e, come è sempre accaduto nella storia del Paese, quando non si è d'accordo, anche l'astensione è un'opzione", ha detto Meloni, che si trovava al suo seggio elettorale ma si è rifiutato di votare.























































