Gli arresti domiciliari per i mafiosi agitano gli ambienti politici in Italia. I leader politici attaccano la decisione
La settimana scorsa i rappresentanti di due dei gruppi mafiosi più pericolosi d'Italia sono stati messi agli arresti domiciliari per motivi di salute.
Pasquale Zagaria, legato alla mafia Camorra, di Napoli, e Francesco Bonura, di siciliano Cosa Nostra, sono stati sottoposti al regime di isolamento totale denominato “41 bis”, ma hanno finito per beneficiare delle sentenze dei tribunali.
Il primo è imprenditore e fratello di Michele Zagaria, capo del potente clan dei Casalesi in carcere dal 2011.
Secondo il Tribunale di sorveglianza di Sassari, le strutture sanitarie delle carceri sarde, dove Pasquale sta scontando una pena a 20 anni, non offrono le condizioni perché il mafioso possa essere curato per una “grave malattia”.
I magistrati di sorveglianza hanno provato a chiedere anche il trasferimento di Pasquale, che ha 60 anni, ma dicono di non aver ricevuto risposta dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, organismo subordinato al Ministero della Giustizia.
Francesco Bonura, condannato a 18 anni e otto mesi di reclusione per associazione mafiosa, ha beneficiato di una decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, anche lui affetto da “patologie gravissime” di natura oncologica e cardiorespiratoria.
Nella sua decisione, il giudice cita ancora “l'attuale emergenza sanitaria e il connesso rischio di contagio” da parte del nuovo coronavirus, ma afferma che il passaggio di Bonura all'assistenza domiciliare non è legato alle norme approvate dal governo per ridurre il sovraffollamento nelle carceri.
Bonura, 78 anni, è stato definito dal delatore Tommaso Buscetta (1928-2000) un “mafioso di valore” ed è stato il “colonnello” di Bernardo Provenzano, il capo di Cosa Nostra morto nel 2016.
Arresti domiciliari per i condannati per reati minori
Lo scorso marzo il governo italiano ha approvato una norma che prevede gli arresti domiciliari per i detenuti condannati per reati minori e con meno di 18 mesi da scontare.
L’iniziativa mira a ridurre il sovraffollamento nelle carceri italiane in tempi di coronavirus e non si applica ai criminali condannati per associazione mafiosa. Tuttavia, la scarcerazione di Pasquale e Bonura ha acceso il dibattito politico.
“La follia dei tempi del coronavirus: i mafiosi in casa e gli italiani in carcere, ma [il presidente del Consiglio] Conte e [il ministro della Giustizia] Bonafede non muovono un dito”, ha attaccato l’ascendente Giorgia Meloni, presidente del partito di estrema destra Fratelli d’Italia (FdI).
La Lega, guidata dal senatore Matteo Salvini, vuole chiedere al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, chiarimenti in sede di Commissione parlamentare antimafia. “Vogliamo sapere cosa intende fare il ministro affinché i detenuti più pericolosi non ritornino nei loro territori”, si legge in una nota del partito.
In Italia gli omicidi raggiungono il minimo storico
Alle critiche si è unita anche Maria Falcone, sorella del giudice antimafia Giovanni Falcone, assassinato da Cosa Nostra nel 1992. “C’è grande preoccupazione che l’emergenza coronavirus possa essere sfruttata dai mafiosi per uscire di prigione. Ovviamente non è in discussione la libertà dei magistrati di prendere le proprie decisioni, certo sempre dettate dal rispetto delle regole. Ma il timore è che le inefficienze burocratiche e la mancanza di coordinamento diventino complici dei criminali”, ha affermato.
Per rispondere alle critiche, il governo sta preparando una norma per limitare la possibilità degli arresti domiciliari per i mafiosi, coinvolgendo nelle decisioni la Direzione nazionale antimafia. (ANSA)





































