I due casi di Campobasso che mettono in discussione la restrizione alla cittadinanza italiana per discendenza sono ufficialmente giunti alla Corte Costituzionale. Le sentenze sono state pubblicate ufficialmente sul sito web della Corte.
Questi sono i record. n. 40 e n. 41 del 2026, entrambe provenienti dal Tribunale Ordinario di Campobasso, in azioni contro la Ministero dell'InternoGli ordini sono datati 9 e 6 febbraio 2026.
Con l'arrivo dei casi in Tribunale, inizia la fase di istruttoria interna, con la distribuzione al giudice relatore e la presentazione delle dichiarazioni delle parti.
Successivamente, la Corte fissa l'udienza, che può essere pubblica, e la data verrà pubblicata nel calendario ufficiale della Corte.
Dopo la deliberazione, verrà emessa una decisione. Il risultato sarà quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, e da quel momento la decisione entrerà in vigore nell'ordinamento giuridico italiano.
Interrogazione della legge 91/1992
O Il tribunale di Campobasso ha sollevato la questione di incostituzionalità. contro l'articolo 3-bis della legge 91/1992, recepito dalla legge 74/2025.
La norma prevede che le domande di riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza (jure sanguinis) siano presentate entro il 27 marzo 2025.
Secondo la giudice Claudia Carissimi, la norma limita retroattivamente il riconoscimento della cittadinanza alle persone già nate, il che potrebbe contraddire i principi costituzionali ed europei.
Nella decisione si afferma che il provvedimento costituisce una «sostanziale revoca di un diritto già acquisito».
Diritto acquisito e perdita automatica
La Corte afferma che la nuova norma non si limita a impedire nuovi riconoscimenti. Secondo la Corte, essa revoca anche uno status attribuito alla nascita.
La sentenza cita la giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, SSUU 25318/2022. L'interpretazione ribadisce che la cittadinanza per nascita è permanente e imprescrittibile, e si perde solo per rinuncia volontaria.
Secondo la Corte, l'articolo 3-bis costituirebbe una perdita automatica per coloro che non hanno ancora ottenuto un riconoscimento formale.
Data di nascita e criteri di cittadinanza europea
La decisione mette in discussione anche l'utilizzo della data di deposito come criterio di esclusione.
Secondo la Corte, il criterio crea una disparità di trattamento tra persone in situazioni identiche, basata su fattori quali limitazioni burocratiche o economiche.
La Corte sottolinea inoltre che la perdita della cittadinanza italiana implica la perdita della cittadinanza dell'Unione europea, senza un'analisi di proporzionalità individuale, in possibile violazione dell'articolo 20 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Impatto sul giudizio nazionale
La questione giunge alla Corte alla vigilia di udienza fissata per l'11 marzo 2026, a Roma.
Nel corso della seduta verrà analizzato un altro ricorso avverso l'art. 3-bis, proveniente dal tribunale di Torino.





























































